Uomo - Macchina? Il futuro sarà collaborativo?

La notizia in poco tempo ha fatto il giro del mondo. L’industria taiwanese Foxconn, principale fornitrice di componenti tech per Apple, ha dimezzato la propria forza lavoro, da 110 mila a 50 mila, rimpiazzando i suoi lavoratori con robot.

Il tema è delicato, si passa dall’etica del lavoro alla fantascienza, dal riconoscimento dell’utilità delle macchine in attività logoranti per l’uomo, alla psicosi collettiva sulla deumanizzazione dei moderni processi produttivi. Per trovare il bandolo della matassa è necessario uscire dalla propria comfort zone, mettersi in gioco, abbracciare il cambiamento e non temerlo. Di cosa parliamo? Di un futuro non troppo lontano dove robot e persone potranno, anzi dovranno lavorare insieme, collaborando. A ognuno il suo insomma, a ognuno ciò che riesce meglio.

E mentre le tecnologie avanzano, i robot si fanno collaborativi e le intelligenze artificiali diventano sempre più ibride, le professionalità, quelle umane, e le skills richieste, devono evolversi. Contemporaneamente.

Sono lontani gli anni in cui la professione scelta restava quella della vita. Dal Global Challenge Insight Report 2016 del World Economic Forum dal titolo ‘The future of Jobs’ emerge un dato significativo: più della metà dei ragazzi delle elementari oggi si troveranno in futuro a fare lavori che al momento neppure esistono. Un processo non da poco! In ballo, a pensarci bene, c’è un cambiamento strutturale della società sin dalle sue basi come il sistema scolastico e l’educazione delle future generazioni. Anacronistico pensare ancora ad un’istruzione, come quella attuale, semplicemente ‘nozionistica’, lungimirante, invece, sarà spostarsi verso una formazione sempre più trasversale, complessa, esistenziale e tecnologicamente contaminata. Siamo pronti?

 

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