Un paraurti diventa un paio di occhiali con la stampa 3D: lunga vita alla plastica!

All’inizio della sua vita sulla Terra, l’uomo non aveva problemi con i rifiuti: essenzialmente nomade e cacciatore, si cibava di piante e animali senza produrre alcun tipo di scarto. Diventato sedentario e agricoltore, la questione cominciò a porsi. Col passare degli anni i rifiuti divennero qualcosa da allontanare dalle città, scaricandoli (e dimenticandoli) il più lontano possibile. Un comportamento che presuppone un ambiente naturale che funzioni come una pattumiera dalla capacità infinita. È solo negli ultimi anni che in tutto il mondo si è diffusa una coscienza ecologista, che si è tradotta in un bisogno consapevole di occuparsi della difesa dell’ambiente. Le filiere produttive sono cambiate e il tema dello smaltimento dei rifiuti è ora sotto gli occhi di tutti.

In tutto questo c’è chi pensa di far di necessità virtù. L’artista montenegrino Danilo Baletic ha trasformato i rifiuti metallici in opere d’arte (ne avevamo parlato qui). Ora qualche azienda future-oriented si è spinta anche oltre. Del resto, chi di voi non ha mai pensato di indossare accessori realizzati con vecchi paraurti e frigoriferi guasti?

Da anni Sebastiaan de Neubourg, fondatore della startup fashion W.r.yuma, sogna di vivere in un mondo senza spazzatura, così come è stato per 3.8 miliardi di anni. Ha deciso quindi di unire insieme qualità, stile e sostenibilità, dando vita a una collezione di occhiali che mira a scuotere l’intera industria del retail, poiché interamente realizzata con rifiuti in plastica e stampata in 3D.

Grazie a un accordo con la società Better Future Factory (BFF), che da anni produce filamenti di plastica per stampanti 3D completamente riciclati, ogni giorno Sebastiaan riceve grandi quantità di inchiostro sostenibile per la sua stampante, con la quale realizza i suoi occhiali da sole di alta qualità. Non solo, i prodotti che realizza sono componibili, per cui la montatura può essere staccata dalle lenti e a sua volta riciclata.

Se non cambiamo il nostro modo di guardare ai rifiuti, entro il 2050 nei nostri oceani ci sarà più plastica che fauna marina. Dare nuova vita agli oggetti è una buona azione. Quando a farlo è la moda, l’azione diventa cool.