Trasformazione digitale: quando a cambiare è la leadership

 

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Tecnologico. Social. Inclusivo. 3 parole per definire l’identikit del leader digitale.

La fotografia è scattata dallo studio Leaders 2020’ che Oxford Economics ha realizzato per il colosso del software tedesco Sap: 4mila tra manager e impiegati di 21 Paesi che sono stati chiamati a rispondere su una nuova classe di manager. Quella di oggi e del prossimo futuro.

Il digital leader registra performance più elevate. Parlano i dati: il 76% dei manager digitali testimoniano un significativo aumento del fatturato e degli utili, a fronte del 55% del campione totale. Come? Attraverso operazioni altamente digitalizzate, elevata cultura tecnologica, attenzione allo sviluppo delle competenze digitali dei suoi dipendenti, capacità di decision making in real time e una profonda ‘allergia’ alla burocrazia e alla complessità dei processi.

Il suo compito più arduo? Traghettare l’azienda verso un approccio meno formale al lavoro, in un ambiente meno gerarchico, più social e inclusivo. Il 66% dei nuovi manager ritengono che la diversità intesa tout court (culturale, sessuale, di religione etc) abbia un impatto positivo sull’azienda.

Requisito imprescindibile? L’aggiornamento e la formazione. Senza dimenticare le capacità tecnologiche. Lo studio sottolinea come l’80% dei leader digital si avvalgono di una grande quantità di informazioni per definire le proprie scelte aziendali.

Possibilità di miglioramento? Ce ne sono! Il fenomeno è agli inizi: solo il 39% dei dipendenti ritiene che la propria azienda abbia sviluppato percorsi efficaci per migliorare le proprie politiche di diversità e inclusione.

E i giovanissimi? Sono alla carica per quanto riguarda la loro personale crescita professionale: il 17% degli intervistati sta rapidamente occupando posizioni di leadership. Ma risultano poco fiduciosi, invece, sulle possibilità di un reale cambiamento digitale ai vertici della propria azienda: nello specifico assegnano tra i 15 e i 23 punti percentuali in meno alla propria dirigenza  rispetto ai manager «non millennials», prendendo in considerazione facilità di collaborazione, gestione delle diversità, velocità nei feedback, o tagli alla burocrazia.

Insomma, suggerisce lo studio, il futuro digitale delle aziende è in mano ai giovanissimi e alla loro voglia di lavorare nel migliore degli ambienti possibili sotto una molteplicità di aspetti. Per le vecchie generazioni di manager la soluzione resta quella di abbracciare questo cambiamento, ma soprattutto riconoscerlo e, progressivamente, farlo proprio.