Si chiama Dioniso ed è l’app che certifica la qualità dei vini italiani

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Prende il nome da Dioniso, divinità greca del vino, l’innovativo progetto informatico che vede coinvolti Hitachi Systems CBT, Cisco e Valoritalia (il più importante ente certificatore del vino italiano) nato per tracciare e certificare oltre 5mila tipologie e 228 denominazioni di vini DOP e IGP.

In cosa consiste? Si tratta di un’applicazione digitale e informatizzata sviluppata sulla piattaforma Web Rainbow 5, che facilita la comunicazione tra tutti i soggetti protagonisti della filiera della tracciabilità del vino, digitalizzando i processi di certificazione, e permettendo a Valoritalia di ottimizzare e automatizzare il processo ispettivo del vino: dalla “denuncia uva” alla gestione delle rimanenze di magazzino, dall’analisi della compliance al rilascio delle cosiddette "fascette”, i noti contrassegni che identificano la categoria di appartenenza di un determinato vino. 

Operativa oggi dopo oltre due anni di analisi e sviluppo, Dioniso genera una fotografia aggiornata della tipologia di prodotto per ogni produttore, in termini di anno e numerosità di unità certificate e permette a tutti gli operatori coinvolti nella filiera della certificazione di essere più autonomi, veloci e avere un più accurato sistema di personalizzazione dei dati richiesti. 

Simbolo del Made in Italy nel mondo, quello del vino è uno dei settori più importanti e strategici per l’economia del Paese: parliamo di un patrimonio che lo scorso anno ha superato, in valore, i 6,3 miliardi di euro. I numeri di Valoritalia sono importanti: solo nel 2017 sono state effettuate oltre 13mila visite ispettive in vigna e in cantina, più di 45mila le analisi chimiche effettuate e altrettanti i campioni sottoposti a verifica, 2.950 le commissioni di degustazione effettuate per 1,5 miliardi di bottiglie certificate e 950 milioni di fascette/contrassegni consegnati.

Il progetto fa parte di Digitaliani, il piano di investimento lanciato da Cisco in Italia con l’obiettivo di accelerare la digitalizzazione del Paese e aumentare la competitività in settori chiave del made in Italy come appunto, l’agroalimentare.