I robot parlano cinese: ecco come il Dragone sta conquistando il mercato dell’automazione

Al rientro dalla pausa estiva 255 si augura che siate tornati in ufficio con le pile ricaricate: noi non perdiamo tempo e torniamo subito a parlare di automazione. 

Nel 2013 il presidente della Robotic Industries Association Jeff Burnstein prendeva parte per la prima volta al China Robotics international Show, l’annuale esposizione cinese dedicata al mondo della robotica. All’epoca Burnstein non ne rimase particolarmente impressionato anzi, non poté fare a meno di constatare che i robot cinesi non erano altro che una pallida imitazione di quelli americani.

Nella Cina odierna sta prendendo forma un quadro diverso, denominato Made in China 2025. Fortemente voluto dal governo questo progetto mira a condurre la Cina in un processo di avanzamento tecnologico senza precedenti, che coinvolgerà settori specifici quali la medicina, l’aeronautica, l’automobilistica e la produzione alimentare. Made in China 2025 prefigura l’abbandono della strategia delle esportazioni di massa che ha trainato la crescita cinese negli ultimi 30 anni: da importazioni ed esportazioni di massa, a importazioni ed esportazioni di qualità.

Con il Piano di sviluppo dell’Industria Robotica, il governo cinese conta di produrre in-house almeno 100.000 robot industriali ogni anno, il tutto entro il 2020.

Insomma, il dragone cinese è in piena corsa verso un futuro pienamente automatizzato. Le ragioni? Economiche, senza dubbio, ma non solo, poiché riflettono la volontà di trasformarsi nel maggior punto di riferimento al mondo per la robotica sorpassando il Giappone, la Germania, ma soprattutto gli Stati Uniti. Il processo è appena iniziato, ma i risultati si vedono: secondo la Federazione Internazionale dei Robot, la Cina ospita già un mercato del valore di circa 30 miliardi di dollari ed è al primo posto nella vendita di robot industriali (gli Stati Uniti occupano il quarto posto, Corea del Sud e Giappone rispettivamente il secondo e il terzo).

Questa rivoluzione non riguarda solo i non-umani: negli ultimi 10 anni in Cina gli stipendi sono aumentati del 100%; a causa di una manodopera sempre più vecchia infatti i giovani lavoratori sono diventati merce rara e strapagata.

Che dire? Prossima destinazione Cina!