Robot, etica e legge: a che punto siamo?

Le innovazioni robotiche sono soggette a legislazione? Se un robot in sala operatoria commette un errore mortale? Se una macchina driverless causa un incidente? Di chi è la colpa? Il tema, tra i più caldi del momento, è in cima all’agenda del Parlamento Europeo anche se ancora lontano da una vera e propria risoluzione ( ne avevamo parlato anche qui). L’interesse dei legislatori europei è motivato sia dalla rilevanza di questo nuovo mercato in termini economici sia per l’impatto sociale che queste tecnologie permetterebbero: dalla maggiore sicurezza stradale, ai progressi in campo chirurgico, al miglioramento delle condizioni di vita dei disabili.

In questo contesto in Italia la discussione è attiva e in fermento grazie ai progressi ottenuti con Robolaw, progetto di ricerca internazionale finanziato proprio dal Parlamento Europeo e coordinato dall’Istituto Superiore Sant’Anna di Pisa.

Delimitato il  perimetro d’azione di un universo di riferimento vastissimo –  dai droni alle protesi bioniche, dagli esoscheletri alle intelligenze artificiali non corporee ma fatte di puro software – l’obiettivo del progetto è stato quello di portare avanti un lavoro sistematico sulle problematiche etico-sociali e legali poste dalla robotica.

Quali sono i caratteri giuridicamente rilevanti del robot? Secondo il team di Robolaw non solo la capacità di percepire dati esterni e analizzarli per procedere ad un’azione, ma anche la capacità di apprendere (il machine learning) e riprodurre il comportamento dell’uomo, mimandone il processo decisorio, caratteristica che spesso può tradursi in comportamenti non previsti dagli stessi programmatori.

Ma quello della robotica non è un settore che deve essere normato da zero: molte leggi già esistenti possono funzionare efficacemente, anche per le intelligenze artificiali. Lì dove invece l’ordinamento giuridico si dimostra insufficiente occorre intervenire. In questa direzione va la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo lo scorso 16 febbraio che contiene una serie di raccomandazioni di diritto civile sulla robotica.

Accanto agli strumenti tradizionali delle direttive, la risoluzione prevede strumenti di autoregolazione responsabile come licenze per i programmatori e utilizzatori di robots, codici di condotta per ricercatori e comitati scientifici, e la regulation by design, regole da rispettare inserite nel programma stesso della macchina.

Su quest’ultimo fronte forse, si apre una riflessione ancora più profonda, lungi dall’essere risolta, che distanzia significativamente l’uomo dalla macchina: quello di scegliere, consapevolmente, perché dotati di una morale, di rispettare delle regole. È  in questo dettaglio che risiede il discernimento, tutto umano, tra il bene e il male.