Robot come pesci per studiare i fondali della Laguna di Venezia

Mitili, pesci e ninfee popolano le acque della darsena grande dell'Arsenale di Venezia: nulla di nuovo se non fosse che si tratta di branchi di robot. Il progetto EU-FET subCULTron che vede il coinvolgimento di scienziati provenienti da 6 nazioni, è finanziato dall’Unione Europea (Horizon2020), e nasce per studiare l’habitat dei fondali veneziani, raccogliere dati e recepire i cambiamenti dell’ambiente. I robot realizzati si adattano all’ambiente circostante comportandosi come un vero branco di pesci grazie ad un’applicazione innovativa di intelligenza artificiale individuale e collettiva. Il test realizzato lo scorso settembre e presentato come "il più grande test di robot subacquei del mondo", è funzionale allo sviluppo di 120 pesci/robot interconnessi tra di loro. 

Come funzionano? Le aPad, le ninfee artificiali, galleggiano sull’acqua fungendo da piattaforma di appoggio per gli altri due tipi di robot acquatici: trasportano ‘i compagni’ in una posizione definita da coordinate GPS, e li ‘ricaricano’ attraverso i pannelli solari di cui sono rivestite. Gli aMussel, i mitili artificiali, hanno il compito di sondare il fondale. Di forma cilindrica sono la memoria del sistema: analizzando, sotto input delle ninfee, le alghe, il plancton e fauna marina. Gli aFish, infine, i pesci robot, esplorano l’ambiente in autonomia ma, comunicando dati agli altri pesci del branco, influenzano il loro comportamento. 

Il capoluogo veneto non è nuovo a questi esperimenti: nel 2015 sciami di robot sottomarini erano stati utilizzati per sorvegliare il MOSE e attraverso il monitoraggio della temperatura e salinità del mare, prevenire l’emergenza dell’acqua alta.