Planet Farms • Marco Montemagno intervista Luca Travaglini

Food_DSM-in-agricoltura_Sito.png

 

Intervista live di Marco Montemagno con Luca Travaglini, fondatore e co-CEO di Planet Farms, società che sfrutta tecnologie innovative di Vertical Farming.

Il Vertical Farming è un sistema di coltivazione indoor che permette di controllare tutti i parametri che servono per la crescita di piante e ortaggi utilizzando gli stessi fattori di madre natura quali:

  • Aria, filtrata con tecnologia di camere bianche;
  • Luce, attraverso lampade led utilizzando solo lo spettro che serve al processo fotosintetico e per valorizzare l’apporto nutrizionale del prodotto;
  • Alla Terra, si sostituiscono dei substrati naturali;
  • Acqua, sterilizzata con l’aggiunta dei sali minerali necessari.

Di seguito le domande di Marco e degli spettatori della live. 


Leonardo Ugolini :
ma le piante non essendo coltivate in natura non perdono valori nutrizionali? Come facciamo a sapere esattamente di cosa le piante abbiano bisogno?

 
Luca Travaglini: 
Noi lo siamo studiando, la risposta che ti darei è che è esattamente l’opposto, nel senso che piante e ortaggi perdono valori nutrizionali mentre vengono coltivate in due momenti:
• per difendersi dal fattore ambientale dell’incostanza climatica quindi il fatto che oggi ci sia il sole e domani la pioggia, grosse variazioni termiche portano il prodotto a perdere valori. In più tutto il prodotto ad oggi viene lavato e subisce anche l'acqua sulla superficie fogliare, nel nostro caso noi non bagniamo il prodotto. Il prodotto non viene toccato fisicamente da nessuno se non dal consumatore finale quando apre la busta.
L'acqua viene presa solo dall’apparato radicale e quindi è un prodotto che ha valori nutrizionali di N volte. Per fornire un dato, con la nostra rucola siamo riusciti ad arrivare alla stesso apporto di vitamina C dei kiwi per chilo di prodotto, il tutto solo grazie allo spettro migliore di luce e alle condizioni perfette quindi in realtà come dicevo è esattamente l'opposto 
 
Roberto Riceputi :
Ho assaggiato un prodotto coltivato in acqua coltura in un impianto vertical, in Olanda. Perfetto alla vista, ma il saporendo era così intenso come lo è abiutalmente. È stato un caso?
 
Luca Travaglini: 
Ha fatto un esempio abbastanza importante, diciamo che hanno un obiettivo diverso, tu puoi puntare alla massima produttività del prodotto a scapito del sapore oppure, nel nostro caso invece essendo italiani e dovendo vendere il prodotto in uno dei mercati più complessi, sulla qualità del prodotto. La nostra qualità è altissima, nel senso che tu puoi utilizzare una varietà, una semenza che ti dà una resa (standard) oppure un’altra semenza che ti dà quasi il doppio della resa. È chiaro che il sapore non è lo stesso. Il nostro sapore è unico perché tutta la nostra ricerca è basata sulla produzione del prodotto migliore possibile e non sulla massima produttività del sistema. […] Il seme nella storia ha portato ad arrivare al super-seme ovvero quel seme che dia al contadino quel quid in più a scapito del gusto nel nostro caso utilizziamo dei semi antichi, dei semi che in agricoltura tradizionale difficilmente si riesce a utilizzare perché sono semi debolissimi che non resistono alle intemperie, noi prendiamo un seme puro debole e lo andiamo a proteggere strutturalmente. Il sapore è una bomba lo dico io che il sapore una è bomba ma non non vorrei solo dirlo io, non vedo l’ora di poter essere sugli scaffali per farle assaggiare a tutti nel frattempo vi dico che comunque il prodotto è stato verificato, studiato e analizzato da ogni punto di vista sia da chef più o meno stellati, nutrizionisti e laboratori esterni. Il risultato è che un prodotto nettamente diverso e superiore.
 
Paolo Torlaschi :
la coltura è idroponica?
 
Luca Travaglini: 
L’idroponia è il metodo di irrigazione che viene utilizzato, poi ci sono sistemi a marea chiamati Ebb & Flow dove tu dai l’acqua e poi la togli. Ci sono dei sistemi aereoponici quindi che vanno a nebulizzare l’acqua solo esclusivamente sull’apparato radicale.
Noi utilizziamo un sistema idroponico a Ebb & Flow, quindi a marea, che permette un risparmio idrico pazzesco. Nel nostro caso l’unica acqua che noi andiamo a consumare e quella presente all’interno della foglia, perché anche quella che fuoriesce nel processo di fotosintesi, come calore latente come vapore acqueo, viene recuperato nell’impianto di climatizzazione, condensato, sterilizzato e reintegrato. Quindi c’è un utilizzo dell’acqua veramente irrisorio siamo in realtà a valori del 98% in meno rispetto all’agricoltura tradizionale.

 

Ceunmondo Equo e Bio :
Ma a livello di sostenibilità ambientale non facciamo danni?
Antonio Reccola :
Quindi non è coltura intensiva?
 
Luca Travaglini: 
Andrebbe definito il concetto di intensivo e come viene interpretato. L’agricoltura per definizione va a produrre dove ci sono le condizioni ambientali per farlo e poi ha un impatto veramente importante in termini di carbon footprint. A livello ambientale per distribuire prodotti ovunque nel mondo e rispondere alle esigenze (di noi) consumatori, che oramai vogliamo ciliegie a Natale. Nello stabilimento di Cavenago abbiamo la filiera completa, nel senso che entra un seme ed esce un prodotto confezionato. Noi andremo a fare 70 mila confezioni al giorno di insalata. Un processo completamente automatizzato dove daremo delle garanzie pazzesche al consumatore grazie anche a sistemi quali blockchain e altro per garantire che quello che ti sto dicendo ha un riscontro dalla A alla Z.
 
Marco Montamagno:
Cosa farete quindi con la blockchain?
 
Luca Travaglini: 
Avendo la filiera integrata, noi abbiamo qualsiasi dato, abbiamo miliardi di sensori di ogni tipo, sonde varie, sensori anche spettrometrici che real-time ci danno lo stato d’avanzamento dei nostri ortaggi e anche il benessere stesso.
 
Marco Montamagno:
Che cos’è un sensore spettrometrico?
 
Luca Travaglini: 
Praticamente tu vai a fare un’analisi spettrale della foglia, tracci in tempo reale come la tua foglia sta crescendo e ne vai a determinarne le caratteristiche e l’unicità. Mentre in natura tu non riesci a capire l’elemento causa-effetto da noi sì, perché controllando e monitorando in tempo reale i nostri ortaggi, qualora ci sia un problema, tu riesci a intervenire in tempo reale e quindi a prevenire la perdita del raccolto che l’agricoltura invece subisce e basta perché non riesci a determinare qual è stato l’elemento, salvo una grandinata pesantissima che ha devastato tutto oppure è veramente difficile. Quindi è una tecnologia molto sostenibile perché non vai a produrre dove ci sono le condizioni ambientali, ma dove c’è il mercato dove c’è la domanda. Noi possiamo produrre sotto terra, in spazi spazi vuoti delle città inutilizzabili per altri contesti, in cima un palazzo, a bordo di una nave. Quindi è molto sostenibile perché uno stabilimento di Vertical Farm va a consegnare il prodotto in una fascia di massimo 20-30 chilometri non di più. 
 
wancimuglia :
So che il commento non verrà calcolato, però tutte queste nuove tipologie di crescita del prodotto, venivano già usate per la Cannabis 15 anni fa, però quello non si può dire 
 
Luca Travaglini: 
È verissimo per quanto riguarda il sistema idroponico, la cannabis ha portato ad un avanzamento tecnologico molto importante detto questo ahimè noi non produciamo cannabis, sarebbe molto più semplice.
 
Marco Montamagno:
Ho questa teoria cospiratoria, odio i complottisti ma sono un complottasti sulla pianta di basilico che compro al supermercato qua in Inghilterra. Vado da Waitrose e prendo le piantine di basilico per fare pasta pomodoro e basilico, la mia teoria è quando le compro le piante penso che siano in super salute e che dureranno tutta la vita, dopo circa cinque giorni muore. La mia teoria complottistica è che sia fatto apposta, lo fanno apposta quel basilico, lo tagliano in un modo diverso o non so.
 
Luca Travaglini: 
In realtà è una pianta molto sensibile e molto critica nel senso che al basilico non piace il freddo, non piace l’acqua, non piace troppa luce. Il basilico che compri tu è spesso di importazione. Quello su cui per esempio noi siamo concentrati essendo italiani e dovendo vendere in Italia è la proporzione tra foglia e gambo. Il gambo che tu trovi in Inghilterra molte volte è un gambo abbastanza importante molto lungo con delle foglie molto grosse, noi invece abbiamo l’opposto, abbiamo tantissime foglie di dimensioni piccole è un gambo poco evidente in quanto il consumatore vuole a foglia non il gambo. Il tema della shelf life è legato al benessere (della pianta) quando cresce è chiaro che se un basilico ha subito parecchi trattamenti chimici, ha subito parecchi stress, è una pianta che è destinata poi a ad avere una precipitazione della qualità da shelf life molto veloce. Nell’immaginario collettivo poi il basilico è solo quello ligure. Noi ad oggi produciamo più di 22 varietà di basilico: facciamo basilico lime, basilico alla cannella, basilico limone, basilico rosso, basilico palla, basilico thai. Il basilico lime con gin tonic è di una bontà pazzesca!
 
Federico Duff :
Il problema è che richiede troppa energia
 
Luca Travaglini: 
Il problema dell’energia se è analizzato in maniera sbagliata effettivamente può portare a delle assumption come quelle che si stanno facendo. Dipende da dove lo vedi, come spiegato prima, lo stabilimento di Cavenago rappresenta la filiera completa, rappresenta il contadino in campo, rappresenta tutto lo spostamento via ruota, rappresenta tutta la fase di lavaggio di confezionamento, rappresenta tutto lo spreco che c’è nella filiera. Ti assicuro che in realtà l’impatto ambientale della nostra tecnologia è veramente irrisorio rispetto a quello che è l’agricoltura tradizionale. È chiaro che se analizzi solo campo e Vertical Farm è vero, consumiamo più energia rispetto al contadino che utilizza la luce del sole, ma li e sei solo all’inizio della filiera che porta poi il prodotto a te consumatore finale. Da Cavenago invece entra un seme e ne esce un prodotto confezionato, al cui interno c’è già tutta la catena del freddo, è un discorso completamente diverso, a livello di consumo energetico reale siamo ben sotto l’impatto del Carbon Footprint che è quello che ci sta anche più a cuore del puro consumo energetico.
 
Marco Montamagno:
Quali sono le problematiche del vertical farming, e se ci sono quali sono?
 
Luca Travaglini: 

Si pensa che questo sia un sistema artificiale, in realtà è quanto più naturale possibile. Il nostro grosso challenge è di far recepire al consumatore quali sono i plus di questa tecnologia e soprattutto portarlo ad assaggiare il prodotto perché, una volta che assaggi il prodotto, dubito che non venga riconosciuto che il nostro prodotto è un prodotto veramente buono e che ti fa bene, quindi bisogna entrare nella mente dei consumatori, portarli a fargli capire che un sistema sostenibile, è un sistema necessario, noi siamo quello che mangiamo e quindi è importante sapere da dove vengono i tuoi prodotti. Da noi poi venire, li tocchi con mano, vedi da dove vengono, sai che sono in assenza totale di pesticidi, in assenza totale di residui che è quello su cui la mia generazione ha più problemi e l’ho sperimentato sulla mia pelle. Oltre a quello hai un prodotto che non solo è buono ma anche ti fa bene, ti menzionavo prima l’apporto nutrizionale. La più grossa sfida è quella di creare la fiducia del consumatore perché il consumatore è molto legato all’immagine romantica dell’agricoltura, che anche a me piace molto, però dobbiamo essere realisti e sapere quali sono i problemi. Oltre il 63% delle falde acquifere italiane è inutilizzabile, ci sono dei problemi molto importanti, io ho tre figli e sto guardando al loro futuro, sto cercando di trovare un modo per far fronte a quella che è l’esigenza, la domanda dei prodotti. Siamo sempre di più e sempre più all’interno delle città, noi stiamo cercando di trovare un modo sostenibile per dar da mangiare a queste persone. 

Marco Montamagno:
Si può fare vertical farming in casa?
 
Luca Travaglini: 
Ci sono dei kit, addirittura anche IKEA ha introdotto sul mercato un piccolo kit casalingo, io sono uno dei più grossi clienti di quei kit casalinghi, li uso, li testo, sono curioso. Noi stiamo cercando di fare un qualcosa che abbia un impatto reale. Però sì, ci sono assolutamente delle soluzioni da casa con cui sbizzarrirsi a fare da basilico, aromatiche, peperoncini, pomodori e tutto. Noi siamo assolutamente disposti a condividere quelle che sono le nostre ricerche e lo sviluppo tecnologico. È chiaro che certe cose le riesci a ottenere su una scala con un determinato volume, fare un impianto con filtrazione assoluta in una casa è impossibile, nel senso che avrebbe dei costi molto elevati. E poi non scordarti che i trend di mercato dicono che oggi il consumatore è sempre meno disposto a cucinare, sempre meno disposto a “sbattersi” e quindi noi vogliamo offrire un servizio, un servizio che sia quello che tu prendi un prodotto che non devi lavare, che ha una shelf life superiore, che ha una croccantezza unica, perché il fatto di non lavare l’insalata, il fatto di non averla mai bagnata sulla foglia durante tutto il ciclo, porta al prodotto ad avere una croccantezza veramente stupenda. Poi ci possono essere queste soluzioni anche se le vedo non tanto per singola casa quanto per condominio. Noi abbiamo fatto già grosse ricerche, abbiamo già studiato delle soluzioni per integrarle (le Vertical Farm) all’interno dei nuovi complessi, si parla di classe A, e si potrebbe andare anche oltre la classe alta. Prova a pensare a cosa possiamo offrire ad un condominio, primo fra tutto assorbiamo la CO2 e la convertiamo in ossigeno, quindi vado a purificare l’aria, non bisogna dimenticare che il Vertical Farming fa anche quello: assorbe CO2 ed emette ossigeno. Abbiamo già studiato come integrarle in modo efficiente all’interno del condominio a quel punto al condominio potresti togliere le spese condominiali ed anche eventualmente fornire una redditività oltre che un servizio. Per quello ci si impiegherà un po’ di tempo, ma sono soluzioni che abbiamo già sviluppato e anche testato e siamo pronti eventualmente a introdurle sul mercato quando ci saranno le possibilità.
 
Rupert Wolf :
Interessantissimo. Applicazioni spaziali ne avete considerate? Ci apprestiamo a tornare sulla Luna, non potremo rifornire lunare gateway sola dalla Terra?
 
Luca Travaglini: 
Il settore aerospaziale uno dei settori più sensibili a questa tecnologia perchè è un problema che loro hanno, loro in più hanno il problema di gestire la parte di irrigazione in assenza di gravità, noi stiamo stiamo già collaborando e siamo assolutamente disposti a mettere a disposizione la nostra tecnologia per quei campi di applicazione. È chiaro che quello è un contesto di un certo volume, noi stiamo cercando di introdurlo su grossa scala, come dicevo prima, lo stabilimento di Cavenago andrà a produrre 70.000 confezioni insalata al giorno. Quello è un esempio di applicazione, ma senza andare sulla Luna, prova a pensare a quante isole ci sono, anche semplicemente alle Maldive, ci sono degli atolli che sono molto lontani dalla tratta canonica via aerea. Le Maldive importano il 99.8% di ortofrutta e di qualsiasi altra cosa. Su certi atolli il prodotto non riesce ad arrivare, quindi (con questa tecnologia) si riuscirebbe anche a ridurre tutta l’incidenza della CO2 del trasporto, perché puoi produrre lì, puoi produrre in Islanda, puoi produrre nel deserto senza alcun tipo di problema. È una soluzione che dà risposte concrete, perché l’utilizzo di acqua, il fatto di lavorare in condizioni dove tu vai a separare quello che è un fattore ambientale esterno e condizioni climatiche esterne. È un metodo molto innovativo e concreto, noi ci crediamo in tutto e per tutto e lo stiamo già applicando in tanti contesti diversi.
 
Marina Canapero :
Ci sono degli incentivi per i cittadini per poter progettare un vertical farm in città?
Farebbe parte dell’ECO BONUS? 
 
Luca Travaglini: 
No, non ci sono degli incentivi, forse uno dei problemi che prima non ho menzionate è proprio quello. Noi siamo agricoltura e purtroppo non ci sono dei bandi a cui poi attingere, anche bandi a fondo perduto e quindi per il momento si necessita di tutto capitale proprio, perché i piani di supporto agricoltura sono stati pianificati anni fa e ad oggi si sta cercando di sensibilizzare le istituzioni, parlare con il governo per far capire che ci sono delle opportunità. Sono delle delle tecnologie che devono essere aiutate perché necessitano di tanti investimenti. Il Vertical Farm è l’opposto dell’agricoltura, dove ai costi di investimento molto bassi e poi è un costo operativo alto, noi invece, abbiamo costi di investimento altissimi e poi corsi operativi molto bassi per via dell’efficienza che riusciamo ad avere.
 
Marco Montamagno:
Il costo dei prodotti poi all’utente finale è un costo elevato come quello del biologico, così è chiaro che se compri il prodotto del supermercato spendi meno, ma qua spendi di più perché (c’è una qualità migliore) quindi è un po la stessa logica o si riesce avere anche un costo competitivo, rispetto ai prodotti che uno trova nella grande distribuzione?
 
Luca Travaglini: 
Il nostro obiettivo è quello di uscire con dei prezzi assolutamente competitivi, un altro plus di questa tecnologia è che non ha il differenziale tipico del prezzo in stagione rispetto al fuori stagione, noi offriamo un prezzo fisso tutto l’anno. Dicevi che ti piace il basilico, anche lì in Inghilterra vedi che se lo compri in estate rispetto a quando lo compri in inverno il prezzo va a cambiare addirittura di quattro volte. Noi siamo in grado di garantire un prezzo fisso come quello in stagione tutto l’anno. La cosa bella di questa tecnologia è che va in una logica di auto apprendimento e di miglioramento continuo, grazie a tutti i software di intelligenza artificiale, noi a ogni raccolto siamo più efficienti grazie anche alle tecnologie di produzione dell’energia che stanno venendo fuori, il nostro prodotto sarà ogni anno più competitivo. Quando finalmente ci saranno i pannelli fotovoltaici con la possibilità di avere storage in modo efficiente e sostenibile, a quel punto riusciremo a ridurre drasticamente il nostro primo costo operativo che l’energia.

 

Jonathan Ferreira :
Con questa soluzione, è possibile che nei prodotti vengano a mancare dei “germi” (se così si chiamano) che danno qualcosa al cibo che a noi fa bene?

Luca Travaglini: 
La parte che noi andiamo a eliminare è la parte di chimica all’interno dei prodotti, (il nostro) è un prodotto che ti fa bene da ogni punto di vista, noi andiamo a eliminare la parte del residuo del metallo presente nell’acqua, che può rimanere all’interno della superficie fogliare, non utilizziamo alcun elemento chimico all’interno del nostro stabilimento, anche per la parte di sanificazione utilizziamo esclusivamente acqua ossigenata per non lasciare alcun tipo di residuo da nessuna parte, non è che se mangio un prodotto da Vertical Farm allora vuol dire che vivo in una bolla e vado in giro in una bolla. Stiamo cercando di eliminare una parte che è già presente in determinati prodotti.

 

Marco Montamagno:
Parlaci un po’ dei semi, quelli antichi di cui hai parlato prima, dacci qualche informazione in più.
 
Luca Travaglini:
Noi cerchiamo dei semi non trattati, quindi già si esce da determinate categorie, cerchiamo semi da tutto il mondo che poi andiamo a testare perché sono delle varietà che reagiscono in un modo e varietà che reagiscono in un altro. Parlando del tema del basilico tu puoi comprare dello stesso basilico ligure migliaia di semi diversi e ognuno ha una risposta diversa. Quando iniziamo con una varietà nuova, facciamo prima una selezione varietale, quindi testiamo i semi il più possibile per determinare quali sono i semi che reagiscono meglio e che si adattano meglio alle situazioni, dopodiché andiamo avanti. A breve andremo anche in auto-produzione di semi che sarà una parte molto interessante, si potranno fare delle varietà che essendo cresciute all’interno di questi spazi si sono auto-adattate e andranno a performare meglio avanti nel tempo. Anche in Italia in Puglia, in Emilia Romagna e Lombardia ci sono delle delle banche dati dei semi.
 
Marco Montamagno:
Come modello di business che sostenibilità ha un progetto del genere, come funziona in base anche a livello di investimento iniziale?
 
Luca Travaglini:
Dipende dalla grandezza, noi abbiamo deciso di applicarlo su una scala che potesse essere interessante anche per catene distribuzione, perché se tu vai a produrre pochissimo, non ti prendono neanche in considerazione, quindi saresti obbligato a fare una vendita esclusivamente al dettaglio. Noi stiamo facendo un investimento molto importante, siamo nell’ottica di 25 milioni di euro per uno stabilimento di 9.400 metri quadrati. Noi stiamo già andando avanti nel senso che stiamo esportando il modello anche fuori dall’Italia: stiamo realizzando uno stabilimento in Svizzera, a breve verremo anche dalle tue parti (Inghilterra), lì c’è un’apertura da parte del governo per incentivare (il Vertical Farming), anche a seguito della BREXIT, perché uno dei problemi del freschissimo e della shelf life del freschissimo legata a delle dogane non è proprio il massimo. Gli inglesi prima fra tutti si sono mossi dando degli incentivi reali e finanziamenti a fondo perduto importanti. In Inghilterra è molto un trend, sono tante le aziende che stanno cercando di entrare in questo contesto. Tra parentesi c’è un’installazione molto carina a Londra di una società che si chiama London Growing Underground che ha applicato il modello nei tunnel che venivano usati durante la guerra, sotto terra a una dimensione abbastanza piccola ma è un bel caso per capire che puoi andare a produrre ovunque. 
 
Fabrizio Arosio :
Quando aprirà lo stabilimento di Cavenago? Quali sono le figure che andrete a ricercare? Avete già aperto le selezioni?
 
Luca Travaglini:
Nel centro di ricerca abbiamo da agronomi a biologi e così via, nello stabilimento di Cavenago avremo diversi profili che stiamo andando a selezionare proprio in questo momento: dal responsabile della produzione, al responsabile della qualità, il manutentore, un po’ le figure tipiche, se vuoi più dell’industria che dell’agricoltura. Salvo restando che le figure chiave saranno comunque persone con un background agronomico e magari con una bella predisposizione alla tecnologia perché noi usiamo tanta tecnologia.