Open Source: ovvero come farsi desiderare sul mercato del lavoro

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La skill shortage è un’emergenza tutta contemporanea e lo sviluppo della new economy ha incrementato il fenomeno rendendo sempre più necessarie competenze nuove e aggiornate. Soprattutto in ambito open source.

Dice (sito leader nel recruiting di professionisti nel settore tecnologico-ingegneristico) e Linux Foundation hanno intervistato 5mila professionisti in tutto il mondo per realizzare il ‘2016 Open Source Jobs Report’. Cosa è emerso? La capacità di lavorare in ambito Open Source è sempre più ambita tra i responsabili del personale, a testimoniarlo sono i numeri: l’87% dei datori di lavoro ha difficoltà nel trovare figure specializzate e il 79% ha aumentato gli incentivi per trattenerli in azienda.

Tra le skill più richieste (per il 58%) quella che in gergo è chiamata di ‘DevOps’, cioè di sviluppo software e IT operations integrate. La necessità di sviluppatori resta in cima alla classifica (74%) anche se, con lo sviluppo esponenziale delle tecnologie cloud, il 51% dei ricercatori del personale richiede sempre più spesso competenze in questo settore.

Se l’86% dei giovani programmatori deve alle proprie skill in ambito open source un avanzamento di carriera, il denaro e i benefici ricavati dal lavoro contano solo per il 2% così come la necessità di un posto di lavoro stabile (5%). Occuparsi di progetti interessanti (31%) e collaborare in un’ottica di community (17%) rappresenta per questa schiera di professionisti la parte migliore del lavoro, oltre alla possibilità di lavorare con le tecnologie più all’avanguardia (18%).

Insomma, conclude il report, per chi è in possesso di queste nuove skill le opportunità sul mercato sono nettamente superiori all’offerta. Come dire: programmatori liberi di tutto il mondo fatevi avanti!