Nuovi modi di fare moda per un’industria 100% sostenibile

Il 10 ottobre 2005 a Parigi, durante la Settimana della Moda, la numero uno di Vogue America Anna Wintour veniva colpita in pieno volto da una torta (a base di tofu) lanciata dai manifestanti di PETA, l’organizzazione no-profit statunitense che si occupa di diritti degli animali. Motivo del gesto: la protesta per il rifiuto della Wintour di eliminare le pellicce dalle pagine del suo giornale. Posta di fronte alla domanda sulle sue possibili azioni a seguito dell’”incidente”, ha risposto: «Indossare più pellicce».

Quasi 12 anni dopo, le pellicce popolano ancora – sebbene in misura minore – le pagine della nota rivista, eppure c’è chi cerca di cambiare le regole, soprattutto di fronte alla crescente richiesta da parte dei fashion addicted di abiti e accessori realizzati in tessuti 100% cruelty-free ed ecosostenibili. Se persino Kering, il colosso francese cui fanno capo brand come Gucci, Bottega Veneta e Yves Saint Laurent investe nelle start up etiche e green, non c’è dubbio: la moda ha aperto le sue porte all’ecosostenibilità. È proprio alla holding di François Pinault, che si deve la partnership con Plug and Play, uno dei principali acceleratori d’impresa della Silicon Valley che insieme  a Fashion for Good ha messo a punto un programma per  individuare le start up green più interessanti del settore tessile e  di supportarle nella loro crescita, in modo che possano usufruire delle tecnologie più avanzate e dei un modelli di business più evoluti.

Ed è così che, grazie a questa partership, assisteremo all’ingresso sul mercato delle start-up ecosostenibili dei tessuti: 12 giovani imprese, selezionate tra oltre 250 candidati, in base all’impatto che le loro innovazioni potranno avere sull’industria del fashion. Sono vari i settori di competenza: dallo sviluppo di metodi di produzione alternativi che aumentano la longevità dei vestiti alla realizzazione di nuove materie prime per ridurre l’impatto ambientale della moda. Una fra tutte, un cuoio rinnovabile, biodegradabile e a basso impatto ambientale fatto di funghi, ottenuto alterando l’alimentazione del micelio nelle diverse fasi del suo ciclo di vita, e applicandovi oli essenziali o altri metodi organici per cambiare il modo in cui il tessuto si sviluppa.

Le tecniche di manipolazione si basano sulla comprensione di come cresce il fungo, rendendolo “programmabile” per una serie di utilizzi: dalla realizzazione di abbigliamento e accessori a quella di mobili e – a breve – anche di elettronica!

Sembrano lontani i tempi delle torte in faccia in nome della lotta alla crudeltà, ma noi di 255 ci auspichiamo di vedere un’industria della moda rinnovata e rinnovabile, trasformata nel segno dell’innovazione.