Non solo cobot: è italiano il "linguaggio" che fa comunicare due automi

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Abbiamo spesso parlato dei cobot, robot collaborativi ideati per interagire e facilitare alcune attività, logoranti e faticose, di dipendenti umani all’interno di un unico spazio di lavoro condiviso. Ebbene all’Istituto italiano di Tecnologia di Genova alcuni studiosi stanno lavorando per elaborare un linguaggio che faciliti l’interazione e la collaborazione non più tra uomo e macchina ma tra due automi. Definite le equazioni di intelligenza cognitiva e motoria che regolano il movimento congiunto di due robot, gli studiosi hanno reso possibile che un robot umanoide aiutasse un suo simile ad alzarsi da una sedia. Come? 

«Il robot - ha recentemente spiegato Daniele Pucci, responsabile scientifico dell’IIt - capisce che l'altro si sta alzando perché è in grado di scambiarsi informazioni attraverso un collegamento wireless, su posizione, sforzo e velocità di movimento, informazioni fondamentali perché l'altro robot possa intervenire quando lo sforzo del suo compagno ‘meccanico’ è percepito come eccessivo».

L’esperimento dell’Istituto genovese è inserito nel progetto Advancing Anticipatory Behaviors in Dyadic Human-Robot Collaboration, meglio noto come An.dy, nato sotto l’egida della Comunità Europea e del Programma per la Ricerca e l’Innovazione dell’Unione Europea, Horizon 2020, promosso a sua volta con l’obiettivo di sviluppare robot capaci di adattarsi a diversi contesti: dalle piccole e medie imprese alle industrie, fino agli spazi domestici.

Ci sono ancora molti interrogativi da risolvere nell’ordine di garantire la sicurezza delle persone, nei casi di reale collaborazione con i cobot, ma queste sperimentazioni sono ossigeno per cervelli curiosi e visionari. Il mondo del lavoro subirà una profonda trasformazione quando i cobot potranno finalmente lavorare in sicurezza al fianco dell’uomo. Occorre, tuttavia, rendersi conto di questa trasformazione in atto: il rischio è che sia più veloce la tecnologia di quanto lo possa essere la nostra capacità di adeguamento.