Morbidi e bio-inspired: la rivoluzione dei robot è soft

mercoledì, 26 luglio, 2017. 255, 255 hec, ai, automazione, aziende, innovazione, intelligenza artificiale, robot, robotica, robotica soft, soft robot

Nel 1958, nel corso di uno degli esperimenti che fecero la storia della psicologia, lo studioso statunitense Harry Harlow separò 60 cuccioli di macaco dalla madre per allevarli con latte artificiale e studiare il loro comportamento. Dall’atteggiamento dei piccoli, attratti da pezzi di stoffa posti nelle gabbie per renderle più confortevoli, Harlow concepì l’idea di una madre fantoccio costruita con una base di legno ricoperta da un panno caldo. Contestualmente posizionò un’altra sagoma del tutto identica, non ricoperta di panno, dotata di un meccanismo per nutrire il macaco. Ebbene per tutto il tempo i piccoli scelsero la “mamma morbida”, spostandosi verso l’altra figura solo il tempo necessario per nutrirsi. L’attaccamento “all’altro”, stabilì lo studio, ha radici profonde che vanno oltre le necessità basilari di tutti noi mammiferi.

Non è un caso dunque che la crescente necessità di robot nelle attività sociali, e quindi a stretto contatto con gli esseri umani, stia aprendo nuovi scenari che puntano a superare la loro struttura “rigida”, a favore dell’introduzione di parti robotiche “morbide”, facilmente malleabili. Parliamo di Soft Robotics, una branca interdisciplinare della robotica che si occupa dell’ideazione e della messa a punto di robot costruiti con materiali morbidi e deformabili, in grado di interagire con gli esseri umani.

I Soft Robot sono quasi sempre bio-inspired. Che cosa significa? Che sono letteralmente “ispirati alla natura” ovvero replicano il meccanismo biologico di funzionamento di alcuni esseri viventi. Un esempio? Un bruco artificiale a grandezza naturale, che raccoglie energia per il proprio movimento da una luce di colore verde, con controllo ottenuto da una sorgente laser modulata. Tra le sue prestazioni, la capacità di spostarsi, proprio come il suo corrispettivo organico, su superfici piane, di superare piccole pendenze e di spingere carichi anche dieci volte la sua massa.

Un altro ambito di sviluppo è quello dei soft gripper, elementi di presa morbidi per afferrare e manipolare oggetti di qualsiasi natura senza danneggiarli. Ricerche e realizzazioni non mancano, una per tutte: la 3D-printed robotic hand in silicone del MIT Computer Science and Artificial Intelligence, in grado di manipolare oggetti delicati come un uovo e sottili come un dvd.

Questa nuova tecnologia non è esente da difficoltà: i soft robot sono più difficili da controllare rispetto a quelli rigidi e non si è ancora arrivati a un’accettabile comprensione relativa alla parte di sensing. Si potrebbe affermare che siamo all’anno zero, ma molti passi sono stati fatti e le prospettive appaiono ricche di potenzialità.

 

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