Moda 4.0: dal bozzetto a matita a quello data driven

Parlare di approccio ‘data oriented’ nella moda sembra essere un po’ forzato per chi considera il settore come baluardo di concetti come unicità e artigianalità, ricerca e passione eppure… le cose cambiano velocemente, portandoci verso nuovi scenari che mai avremmo immaginato solo pochi anni fa.

Ce ne ha dato un assaggio lo stilista australiano Jason Grench alla Melbourne Spring Fashion Week di questo settembre. Non è il primo e non sarà l’ultimo: di cosa stiamo parlando? Della sua ‘collezione cognitiva’ nata con il supporto della tecnologia Watson di IBM.

9273318_the-best-met-gala-styles-of-2016_t55e25137

In soldoni per realizzare i suoi nuovi capi Grench ha usato interfacce e tools cognitivi in grado di analizzare 10 anni di immagini di moda, design e architettura di cui è appassionato, mixandole, in tempo reale, col buzz creato dagli utenti sui social e in rete. Obiettivo? Capire quali saranno le nuove tendenze di colore, gusti e modelli dei futuri consumatori.

IBM non è nuova a collaborazioni col mondo della moda (sarà un caso?). In occasione del Met Gala, il sontuoso evento di moda annuale organizzato da Vogue per l’inaugurazione della mostra Manus x Machina (di cui avevamo parlato qui), il tool Watson era stato utilizzato per creare l’abito indossato dalla modella Karolina Kurkova: composto da oltre 150 luci al LED la creazione – prodotta in collaborazione con lo studio di design britannico Marchesa – cambiava colore a seconda delle reazioni e del consenso emotivo delle persone che lo guardavano: uno spettacolo visionario e curiosissimo!

Insomma…in passato gli stilisti traevano ispirazione da libri, arte, musica e ricordi, e dalle persone – in carne e ossa – incrociate nelle strade delle metropoli di tutto il mondo. Oggi a questo bagaglio – insostituibile –  se ne aggiunge un altro fatto di dati, pixel, equazioni e informazioni stratificate negli anni nelle maglie intricate del web.

Cosa ci riserva il futuro? Non resta che aspettare!