L’intelligenza artificiale si fa aumentata e va in guerra contro il cybercrimine

Il tema dell’intelligenza artificiale è ormai sdoganato, ai limiti della pop culture: ne parlano tutti. Quando ciò accade bisogna fare i conti coi pregiudizi dati dalla semplificazione e dalla scarsa conoscenza del tema in oggetto. Agli scettici che considerano l’Intelligenza Artificiale come una minaccia per il lavoro di milioni di persone bisognerebbe, probabilmente, sottoporre il tema da angolature diverse: una su tutte quella della cybersecurity.

Veder violata la propria privacy senza poter far nulla è sicuramente un punto su cui tutti sono sensibili: ebbene se una chance abbiamo di proteggerci dalla violazione dei nostri spazi privati quella è fare affidamento alla tanto demonizzata intelligenza artificiale.

Un interessante articolo apparso su Venture Beat parte da una riflessione semantica di fondo: secondo Sandy Bird, Chief Technology Officer all’IBM Security, il nocciolo della questione è nel significato dell’acronimo. Non più Artificial intelligence ma Augmented Intelligence.

Partiamo da un dato di fatto: fronteggiare il cybercrime con le sole capacità umane è pura follia. Contro cosa combattiamo? Un sistema che genera profitti per 445 miliardi di $ l’anno rubando più di un miliardo di dati personali sensibili. Per far fronte a questa emergenza sarebbero necessari almeno 1.5 milioni di posti di lavoro da oggi alla fine del decennio. Realistico? Niente affatto. La soluzione? Far affidamento alla tecnologia.

Le aziende stanno progressivamente riconoscendo l’urgenza di prevedere al loro interno delle figure professionalmente capaci di far fronte alle minacce del cybercrime. Nel frattempo, tuttavia, la possibilità che a leggere, interpretare e analizzare il mare magnum di informazioni sul tema sia affidato al solo occhio umano equivale a un suicidio assistito. Parliamo di oltre 200mila eventi sulla sicurezza al giorno, 10mila rapporti pubblicati ogni anno, 60 mila blog sul tema pubblicati ogni mese. In questo contesto l’interazione uomo/macchina si esprime nella sua migliore forme con i sistemi di Intelligenza artificiale che, processando alla velocità della luce milioni di informazioni raccolte, segnalano ai professionisti del settore potenziali rischi e falle nei sistemi di sicurezza.

E’ in questo processo di collaborazione che si racchiude il concetto di Intelligenza aumentata, dove il sistema automatico si autoalimenta e arricchisce, aumentando di riflesso le capacità, umane, di chi se ne serve in un circuito virtuoso di apprendimento reciproco che dalla macchina va all’uomo e dall’uomo ritorna alla macchina.

In un futuro neanche troppo lontano, sistemi di bot cercheranno le falle nei sistemi di sicurezza, li diagnosticheranno individuando soluzioni per risolverli, il tutto in collaborazione con gli esperti di sicurezza informatica, ancora più esperti perchè addestrati nell’uso delle intelligenza aumentata. Scettici dell’AI ora, fatevi avanti.