L’Intelligenza artificiale campionessa di…brevetti! +175% ogni anno

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Piccola curiosità: da quando sono iniziate le ricerche sul tema dell’intelligenza artificiale – negli anni Cinquanta – sono state registrate circa centosettantamila richieste di brevetti su questa materia. Nel 2001 tali richieste si sono intensificate, ma è solo negli ultimi cinque anni che si concentra il cinquanta percento di tutti i brevetti relativi a progetti e a idee su machine learning e intelligenza artificiale. A rivelarlo è la World Intellectual Property Organization, agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Ginevra, creata con la finalità di incoraggiare l'attività creativa e promuovere la protezione della proprietà intellettuale nel mondo.
 
In termini puramente numerici, l’ambito più gettonato è senza dubbio quello del machine learning. Nell’ultimo quinquennio la crescita su base annua di questi brevetti è stata del 175% (la crescita media in altri ambiti è del 33%). La maggior parte di queste innovazioni contribuisce a risolvere uno dei limiti attuali dell'intelligenza artificiale: la mancanza di personalizzazione, che può ostacolare il modo in cui l‘AI comunica con le persone.
 
Ma quali sono le aziende che dominano il mercato? Con il numero record di 9.100 brevetti depositati solo nel 2018, IBM è la compagnia di maggior successo in questo campo. L’anno scorso si è aggiudicata per il ventiseiesimo anno consecutivo il primo posto nel settore, superando anche il traguardo dei 110.000 brevetti totali. I nuovi brevetti sono stati concessi a un gruppo eterogeneo di oltre 8.500 professionisti tra ricercatori, ingegneri, scienziati e progettisti presenti in quarantasette nazioni nel mondo.
 
Tra i brevetti concessi a IBM nel 2018 merita una menzione un sistema in grado di aiutare l’AI ad analizzare e replicare i modelli di linguaggio degli utenti per migliorare la comunicazione tra macchine e esseri umani.
 
La società è molto attiva anche nel campo della cybersecurity: tra i brevetti depositati c’è quello per una tecnologia che permette ai sistemi di intelligenza artificiale di “confondere” gli hacker, attirandoli all'interno di scambi e-mail e di siti web con l’obiettivo di far sprecare le loro risorse, vanificandone gli attacchi o le e-mail di phishing.