L’Intelligenza Artificiale al servizio della Geoingegneria: e se l’uomo non fosse più il centro?

In Australia, una serie di robot killer sta invadendo la Grande Barriera Corallina. il loro obiettivo? Una particolare stella marina maligna – la stella corona di spine – dall’appetito vorace che intacca i coralli. Per proteggere la barriera spesso i sommozzatori hanno iniettato manualmente in queste specie bile o aceto, un’attività manuale ora in grado di essere realizzata da un robot, denominato COTSbots. Creato da un team di scienziati australiani, il robot intelligente è in grado di immergersi, riconoscere la stella marina tra i coralli e procedere con la letale iniezione. Questo escamotage tecnologico forse non sarà in grado di salvare la barriera corallina dalla sua erosione ma ci serve a riflettere sull’approccio al problema. Di solito il lavoro degli ambientalisti va nella direzione di ridurre l’influenza umana, la maggior parte delle volte considerata malvagia: dall’allevare specie che abbiamo contribuito a estinguere al rimuovere sostanze inquinanti che abbiamo aggiunto e così via. Tutte queste attività comportano, sempre e comunque, un’azione umana. Nel caso di questi COTSBots,  non è così: nati da intelligenza umana sono progettati per operare, in ultima analisi, in nostra totale assenza. Queste macchine sono il simbolo di un movimento sempre più frequente che mira a salvaguardare ecosistemi selvaggi eliminando del tutto l’influenza umana.

In un esperimento intellettuale molto intrigante, l’architetto paesaggista Bradley Cantrell, lo storico Laura Martin e l’ecologista Erle Ellis hanno portato questa teoria  alle sue estreme conseguenze, finendo per immaginare un “creatore selvaggio”, un’ipotetica intelligenza artificiale progettata da mente umana ma poi lasciata libera di sviluppare le proprie strategie per proteggere la natura in totale autonomia. Si tratta di un’ipotesi del tutto irrealizzabile dal punto di vista tecnologico, politico, e finanziario ma lo spunto che ci offre serve a riflettere su un tema: cos’è che muove il desiderio umano di salvare la natura che lo circonda? Molto spesso accade che nel tentativo di preservare la natura finiamo per proteggerla troppo: quello dei COTSBots australiani sono un esempio su tutti. Secondo l’ecologista Ellis, infatti, le stelle marine della barriera corallina australiana non sono poi così invasive. Quando utilizziamo l’intelligenza artificiale per preservare la nostra madre Terra gli input e le motivazioni sono sempre umano centrici. Cosa accadrebbe se non fosse così? L’Intelligenza artificiale sta facendo passi da giganti, le macchine sono capaci di sviluppare il loro comportamento andando ben oltre quello per il quale erano state progettate. Un esempio su tutti: quando il software creato da Google AlphaGo ha recentemente battuto il campione cinese Ke Jie nello storico gioco del go con una mossa non convenzionale mai fatta da essere umano le certezze sulla supremazia dell’intelligenza umana hanno vacillato per un momento. “Dopo che l’essere umano ha speso migliaia di anni nel migliorare le sue tattiche di gioco – ha dichiarato il campione umano in carica – è stato uno computer a dirci che ci sbagliavamo del tutto”.  

Molti progetti di geoingegneria si stanno muovendo in questa direzione: dai droni che possono piantare alberi agli impollinatori artificiali fino a sciami di veicoli elettrici in grado di pulire gli oceani dalle fuoriuscite di petrolio. La tendenza recente è quella di sbarrare porzioni di terra per proteggerla dall’influenza umana: se usiamo la tecnologia per raggiungere questo scopo potremmo arrivare a un mondo in cui una serie di ecosistemi esisteranno senza di noi. Ma l’idea di rimuovere noi stessi dalla natura è irrealizzabile, mentre è auspicabile ipotizzare un modo di coesistere senza imporre alla natura selvaggia un imprinting esclusivamente umano. Come la tecnologia sarà impiegata in questo scenario sarà strategico: riuscirà a favorire una coesistenza non umanocentrica? Contribuirà alla salvaguardia e alla tutela di ciò che umano non è e che non risponde alle nostre regole? Il  nodo da sciogliere, come sempre, è nelle nostre mani.

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