L’intelligenza artificiale a lezione da “CSI”

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CSI” insegna il linguaggio umano all’intelligenza artificiale. La nota crime serie televisiva che ha appassionato milioni di telespettatori è stata scelta come banco di prova per capire come aiutare l’intelligenza artificiale a comprendere il linguaggio umano e le sue implicazioni.
 
La ricercatrice Lea Freermann, insieme al suo team dell’Università di Edimburgo, ha messo a punto uno studio per capire se, immettendo una serie di dati e informazioni all’interno di un sistema di intelligenza artificiale, questa è in grado di venire a capo di problemi di difficile risoluzione per gli umani. Come, ad esempio, trovare il colpevole in un intricato caso poliziesco. I risultati? Nel 60% dei casi il sistema è stato in grado di riconoscere il colpevole all’interno del crime drama. Un buon risultato secondo la professoressa Freermann ma ancora lontano dalle capacità dimostrate dagli uomini: la percentuale infatti in questo caso sale all’85%.
 
Secondo lo studio, per una maggiore precisione nelle previsioni è necessario fornire al sistema informazioni collaterali ad esempio sul background culturale: non è sufficiente inserire una massa di dati al suo interno. I modelli andrebbero quindi equipaggiati di informazioni di carattere generale per formare un bagaglio di conoscenze che possa permettere (con metodo) a questa tecnologia di leggere al meglio la realtà.
 
Il 2018 si prepara a essere un anno molto interessante per l’evoluzione dell’intelligenza artificiale non solo dal punto di vista della ricerca ma anche da quello della legislazione. È stata infatti presentata al Congresso degli USA una legge che prevede la creazione di un comitato dedicato allo studio e alla comprensione degli sviluppi dell’intelligenza artificiale in modo da poter trarre da questa innovazione benefici per l’economia e in generale per la società.
 
Il 2018 è solo all’inizio e già si candida a essere l’anno dell’AI.