L’Happy Valley del packaging italiano

venerdì, 25 novembre, 2016. economy, industry, leadership, packaging, usa

packagingHa casa tra Bologna e Modena il 63% del fatturato italiano registrato nel 2015  dall’industria del packaging, pari a 6,2 miliardi di euro. Di questa somma più dell’80% (circa 5 miliardi di euro) deriva esclusivamente dalle esportazioni, con una netta preferenza (472 milioni di euro) per i lontani cugini d’America.

Gli Stati Uniti sono infatti il primo Paese per domanda di tecnologia Made in Italy nel settore; richiesta di cui, da qui ai prossimi 4/5 anni – si stima una crescita ulteriore. Al secondo posto per sblocco delle nostre tecnologie ci sono invece i vicini d’oltralpe – i francesi – che ci fruttano però il 30% in meno.

Bravi sì (noi italiani) ma non i migliori: nonostante la crescita del 18,6% registrata nel 2015 e un trend medio annuale del +7% di vendite a clienti a stelle e strisce, restiamo ancora secondi ai colleghi tedeschi: la Germania ha infatti esportato alle industrie statunitensi, solo nel 2015, tecnologie per 643 milioni di euro.

Il nostro è un successo fatto di numeri ma anche di sentiment: l’interesse americano verso le automazioni firmate Italia è stato confermato da uno studio condotto dalla società di ricerca Eumonitor su un panel di multinazionali americane del settore food & beverage (si legga anche CocaCola, Cargill, McCain, Wrigley), che hanno dichiarato di voler puntare per il prossimo biennio su sostenibilità, digitalizzazione e automazione dei processi. Tutti elementi sviluppati in modo eccellente nel distretto produttivo italiano dell’Emilia e non solo.

Il 67% di queste aziende ha inoltre dichiarato di voler sostituire i propri macchinari, tenendo in rilevante considerazione tecnologie e marchi italiani – anche se pare che l’appeal dei nostri macchinari risulti minato dalla tendenza per le aziende americane (lo ha dichiarato il 57%) a preferire prodotti costruiti in patria, pur riconoscendo a italiani e tedeschi una superiorità tecnologica.

Quale sarà il futuro prossimo delle industrie statunitensi, e quale l’evoluzione  delle intenzioni imprenditoriali, ci riguarda parecchio e molto da vicino.

Se è vero che con il neo eletto Presidente Trump lo spirito nazionalista/protezionista dell’America potrebbe acuirsi, non dimentichiamoci di quanto quello statunitense sia, per chi esporta tecnologie, tra i mercati più strategici in assoluto, grazie all’ampiezza, alla solidità e alle regole – scritte, condivise e rispettate – da cui è regolamentato. Basti pensare allo scarso interesse manifestato dalle multinazionali USA per le tecnologie Made in China – confermato dalla stessa indagine di Eumonitor – e dalle relative difficoltà riscontrate dalle aziende cinesi nei rapporti commerciali che si sviluppano in questa direzione.

Che dire? Staremo a vedere. Nel frattempo: viva la valle felice del packaging italiano!

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