Quando l’esperienza si fa aumentata, la fidelizzazione resta reale?

martedì, 6 giugno, 2017. digital fitting, fashion, intelligenza artificiale, technology

Per anni la realtà virtuale e quella aumentata sono state escamotage efficaci per prodotti di finzione. Oggi, nonostante la schiera degli scettici sia ancora nutrita, la rapida evoluzione di nuovi processori, schermi e prodotti rendono sempre più concreta l’adozione di massa di questa nuova forma di esperienza.  Nel 2014, uno degli esperti della realtà virtuale Chris Milk spiegava il potere di questa nuova forma di visione: “Leggi un libro, il tuo cervello legge lettere stampate su inchiostro che si trasformano in parole. Vedi un film: immagini che vengono fuori da un rettangolo mentre sei seduto in una stanza, e il tuo cervello li trasforma in esperienza e, nonostante tu sappia che quello che stai vedendo non è reale, ti senti connesso a ciò che vedi perché, in quel momento, ti concedi una sospensione di incredulità. Con la realtà virtuale succede esattamente l’opposto: è come se hackerassi il sistema audio-visivo del tuo cervello, alimentandolo con una serie di stimoli che sono molto simili alla verità. Invece di sospendere la tua incredulità, con la realtà virtuale devi ricordarti di non credere che quello che vedi sia reale”.

Che impatto può avere questa nuova tecnologia nel mondo della moda? Sono passati gli anni dell’assalto ai mercati dell’estremo oriente e delle crescite quasi vicine al 10%. Oggi i marchi di moda devono costruire una nuova relazione con il proprio cliente, fatta di esperienze sempre più esclusive e disegnate su esigenze specifiche: l’e-commerce e le nuove frontiere delle esperienze digitali rappresentano l’Eldorado del XXI secolo. In questo scenario le tecnologie di realtà virtuale e realtà aumentata offrono al comparto una spinta propulsiva diversa. Il settore è fertile se si pensa che pesi massimi come Facebook e Snapchat stanno investendo proprio in sviluppi e implementazioni in questo senso. Per il momento fare pronostici accurati su quanto il mercato si amplierà è difficile ma secondo le stime di Goldman Sachs, i guadagni provenienti da hardware e software di questo tipo andranno dagli 80 ai 182 miliardi di dollari per il 2025.

La realtà virtuale e quella aumentata si preparano ad essere in futuro quello che oggi i social network e gli smartphones sono per i consumatori: medium di esperienza. Sono molte le case di moda che si stanno muovendo in questa direzione.

Tommy Hilfiger nell’ottobre 2015 è stato la prima grande etichetta fashion a distribuire visori per la realtà virtuale nei suoi negozi invitando i clienti ad immergersi in un’esperienza a 360 gradi per scoprire la collezione autunno inverno. Quest’anno, il marchio di lusso accessibile americano Coach ha seguito questa strada installando visori in 10 centri commerciali in tutto gli Stati Uniti per fornire ai consumatori l’accesso completo all’ultima collezione vista sulle passerelle. Gap ha presentato nel mese di febbraio un camerino realizzato in realtà aumentata che permette di provare ‘digitalmente’ i propri capi. Non stupisce che anche il mondo della cosmetica stia cavalcando questo trend, basti pensare a marchi come Sephora e Rimmel che hanno recentemente lanciato applicazioni di realtà aumentata che consentano agli utenti di provare i prodotti tramite un filtro sui telefoni.

Il percorso è tracciato ma la strada da fare è ancora tanta. La più grande perplessità degli scettici, che ci sentiamo di condividere, è se queste nuove tecnologie, applicate al fashion, abbiano davvero un valore aggiunto, siano davvero nuovi medium di esperienza capaci di costruire una relazione tra brand e consumatore completamente rinnovata. E se fossero solo trovate di marketing?

 

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