Lavorare nella Gig Economy: flessibilità e tutela sotto la lente dell’UE

martedì, 13 giugno, 2017. gig economy, gig workers, on demand

Per gig economy si intende un modello economico sempre più diffuso dove non esistono più le prestazioni lavorative continuative vecchia maniera, il caro posto fisso per intenderci, ma si lavora on demand, cioè solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenze. La dicitura deriva da “gig”, termine che nell’inglese americano informale sta per lavoretto o incarico occasionale, temporaneo.

Il fenomeno sta avanzando a vista d’occhio, secondo le stime della società di consulenza MBO & Partners,  entro il 2020 saranno 54 milioni gli americani che lavoreranno in modo autonomo e il fenomeno sta spopolando anche sul mercato del lavoro europeo. Adp, società leader mondiale nella fornitura di soluzioni di Human Capital Management, intervistando 10.000 lavoratori in tutta Europa, ha scoperto che il 68% degli intervistati è interessato o prenderebbe in considerazione un’occupazione autonoma o da freelance, percentuale che in Italia raggiunge il 65% del campione. Quello del lavoro autonomo sembra avere un appeal maggiore tra i giovanissimi: l’85,7% degli intervistati appartenenti alla fascia 14-24 anni potrebbe valutare l’opportunità di un lavoro on demand. Questa percentuale scende progressivamente con l’aumentare dell’età e della necessità di un lavoro più “standard”: si va dal 76,4% dei 25- 34enni fino al 49,5% degli over 55.

La questione, tuttavia, è più complessa di quello che potrebbe sembrare: sono molti ad interpretare l’incremento dei gig workers non solo come un desiderio di maggiore flessibilità e autonomia nella gestione del proprio tempo ma anche come una scelta obbligata  a causa di una diffusa precarietà occupazionale.

La rilevanza del tema è testimoniata dal fatto che la regolamentazione di questa nuova forma di lavoro sia arrivata al Parlamento Europeo. Lo scorso 26 aprile infatti, in occasione del lancio del cosiddetto pilastro sociale dell’Unione europea, è stata dichiarata l’intenzione di fissare standard minimi di diritti dei lavoratori inclusi i gig workers.

Insomma, legiferare sull’economia collaborativa non sarà affar semplice per la Commissione Europea che, se da una parte dovrà promuovere e facilitare l’innovazione, la flessibilità e le opportunità che queste nuove forme di lavoro offrono dall’altra dovrà sorvegliare affinché i diritti dei lavoratori coinvolti (di qualsiasi tipo essi siano) siano effettivamente tutelati.

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