La sicurezza sul web: un sentiero da tracciare

security-iot“Mai prima abbiamo avuto così poco tempo per fare così tanto”: parola di Franklin Delano Roosevelt. Oggi, in un mondo che è vera e propria estensione di Internet a oggetti e luoghi concreti – ovvero Internet of Things – chi si occupa di web e sicurezza online non può che sentirsi chiamato in causa.

La quantità di informazioni che circola attualmente sul web rappresenta senz’altro un’opportunità per la nostra quotidianità ma la gestione di dati sensibili – privati e professionali – e l’utilizzo improprio che ne si può fare, sono elementi di difficoltà per chi si occupa di sicurezza online, nonché una minaccia per la privacy degli individui, delle aziende, degli Stati.

Ci sono due modi di guardare alla IoT invasion a cui stiamo assistendo: il primo, il più ottimistico, identifica nel digitale lo strumento miracoloso, la tecnologia che permetterà a chiunque, con il passare del tempo e l’evolversi dei tool, di proteggere e proteggersi da violazioni di dati e appropriazione di informazioni sensibili; l’altro, meno positivo, vede l’IoT con sospetto e diffidenza: un’infinita distesa di dati dal perimetro indefinibile, costantemente minacciata dall’incontrollabile potenza degli hacker.   

Il tema della sicurezza dei dati è, soprattutto negli ultimi anni, nell’agenda delle potenze mondiali. Michael Walker, esperto di programmazione e di sicurezza informatica al Pentagono, ha recentemente dichiarato: “Se vogliamo mettere le tecnologie di rete in più e più cose, dobbiamo anche trovare un modo per renderle più sicure“. Come dargli torto? Si tratta non solo di un passo imprescindibile per garantire a tutti trasparenza e sicurezza delle procedure online ma è anche e soprattutto un’enorme sfida per la civiltà del XXI secolo; una sfida che ha come obiettivo quello di rendere sicuro e affidabile – al di là delle frontiere, delle culture, delle legislazioni nazionali e delle tecnologie – il più grande sistema del mondo: internet.

L’uomo che aiuta la macchina ad aiutare se stesso, dunque: c’è niente di più avvincente?