Intelligenza artificiale e agricoltura: arrivano le api robotiche

«Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita», diceva Albert Einstein. Mentre il numero di preziosi insetti impollinatori sta diminuendo da anni in tutto il mondo, aziende e scienziati provano a correre ai ripari.

Proprio le api sono al centro di uno dei sei brevetti depositati a marzo dal colosso USA della grande distribuzione, Walmart: si chiamano “pollination drones” e sono piccoli droni – “api robotiche” – equipaggiati con minuscole videocamere per individuare i punti che più necessitano di impollinazione. Una volta trovati, una serie di sensori incorporati nell’ape-drone controlla che l’impollinazione vada a buon fine. Sempre Walmart ha depositato brevetti per altri cinque droni per il settore agricolo: tra i più innovativi, il drone capace di trovare i parassiti sulle piante e quello che monitora lo stato di salute delle colture.

Walmart non è l’unica azienda a investire nei droni per uso agricolo: si prevede infatti che il mercato per questi droni toccherà il miliardo di dollari entro il 2024. Sogno o realtà? Sicuramente agricoltura, droni e intelligenza artificiale saranno sempre più interconnessi: un team di ricercatori dell’Università danese di Aarhus ha persino ideato un sistema che individua la quantità precisa di azoto di cui le piante hanno bisogno, esaminando il modo in cui la luce si riflette sulle foglie. E permettendo quindi di produrre fertilizzanti “personalizzati” per singole piante, perfetti per le loro necessità di crescita. Il risultato? Si abbattono i costi, si rende l’attività agricola più efficiente e, producendo meno fertilizzante, si tutela l’ambiente.