Il settore food punta sulle tecnologie immersive: e anche la cena diventa aumentata

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Quando parliamo di tecnologie immersive come la realtà virtuale o aumentata, in genere associamo il loro utilizzo a settori, come l’automotive o il design, che hanno puntato tutto sull’innovazione. Eppure anche nel settore food qualcosa si sta muovendo, soprattutto dal punto di vista comunicativo. Del resto, il cibo non è solo bisogno, necessità, ma anche opportunità di conoscenza, connessione, relazione.
 
Molti brand legati al food stanno iniziando ad avvertire le esigenze di un consumatore sempre più attento, che desidera approfondire la propria conoscenza delle origini e delle proprietà del cibo che sta mangiando. Ancor meglio se con un’esperienza immersiva!
 
A intercettare queste necessità è stato l’imprenditore newyorkese Alper Guler, founder di Kabaq, una startup food tech – ha già attirato l’interesse di grandi brand come Dunkin’ Donuts e Subway – che offre ai ristoranti la possibilità di presentare il proprio menu in 3D, attraverso un’avanzata tecnologia di scanning del prodotto. Uno strumento utile anche quando si tratta di organizzare eventi che prevedono un catering: in questo modo i potenziali clienti possono vedere in anteprima tutte le voci del menu prima ancora di assaggiarle.
 
Anche Carluccio’s, celebre catena di ristoranti italiani in Gran Bretagna, ha deciso di puntare sulle tecnologie immersive. Lo scorso anno sono state introdotte oltre cinquantamila cartoline virtuali per incentivare la dimensione emozionale e partecipativa dei clienti. Qual è il sogno di chi gusta il cibo italiano, se non quello di trovarsi nei luoghi dove quei prodotti sono stati coltivati? Basta uno sguardo dentro i visori per ritrovarsi a Palermo o a Taormina, travolti dal fascino delle terre siciliane: un’esperienza totalizzante che coinvolge e amplifica il gusto della cena.