Il fast fashion è sempre più tech: il caso Inditex

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Nelle recenti comunicazioni alla stampa sull’andamento degli affari nel 2017, il gruppo di moda retail Inditex - meglio noto ai più con i marchi che possiede come Zara, Pull&Bear e Massimo Dutti - ha dichiarato di aver chiuso l’anno con un utile netto in crescita del 7% a 3,4 miliardi di euro, a fronte di ricavi per 25,3 miliardi, a +9 per cento. La società ha registrato una crescita positiva in tutte le aree geografiche e in tutti i comparti e nonostante una riduzione del margine lordo e dell’utile della società a causa di effetti valutari sfavorevoli e investimenti infrastrutturali, l’Ebit ha raggiunto 4.3 miliardi di dollari, registrando un +7% rispetto al 2017. 

A trainare la crescita resta sempre il canale e-commerce che vale il 10% delle vendite di Inditex ed è salito del 41%. L’e-shop del marchio ammiraglio, Zara, è stato lanciato a Singapore, in Malesia, Thailandia, Vietnam e India, mentre quest’anno sarà attivo anche in Australia e Nuova Zelanda

Tra le motivazioni di questi risultati, senza dubbio, un investimento significativo in innovazione e sperimentazioni tecnologiche, che hanno reso possibile il distanziamento dal primo competitor diretto, il marchio svedese H&M, che ha dichiarato di voler dedicare il 2018 al ripensamento della strategia digital. 

Per avvicinare ancora di più il target dei millennials, per esempio, in circa 120 store di Zara nel mondo saranno introdotti display per la realtà aumentata pronti ad attirare i millennials. Guardando alla crescita dell’azienda tra le tante tecnologie da sempre cavalcate dal gruppo c’è quella RFID, scelta non solo per tracciare i prodotti dalla produzione alla vendita, ma anche per ridurre a zero gli errori nella preparazione di ordini e spedizione. Il progetto dell’azienda è ambizioso: rendere la tecnologia RFID attiva in tutti i marchi del gruppo entro il 2020. L’investimento in essere è imponente, Inditex ha dichiarato di aver investito già 1.8 miliardi di dollari.