Humanification: l’uomo ritorna dove dovrebbe essere. Al centro. Se ne parla al Wobi

Molto spesso in questo spazio abbiamo sottolineato come il rapporto uomo/tecnologia abbia valore aggiunto solo se sinergico. Negli ultimi anni, tuttavia, la tendenza è stata quella di spostare l’attenzione sul ruolo della rivoluzione tecnologica nei business aziendali, lasciando in secondo piano quello della componente umana coinvolta in questi processi.

Humanification è il neologismo creato per riportare l’attenzione sull’uomo nelle dinamiche di crescita aziendale. Non è un caso che il World business Forum, l’evento mondiale itinerante che riunisce le menti più brillanti per parlare di business, abbia intitolato appunto Humanification la sua tappa milanese, in programma il prossimo 7 e 8 novembre. A confrontarsi sul tema, nella due giorni in scena al MiCo Milano Congressi, personaggi del calibro di Nicholas Negroponte, cofondatore del MIT Media Lab, Chris Anderson, imprenditore tech già Editor in Chief di Wired; Rachel Botsman, esperta di economia collaborativa; George Kohlrieser, esperto mondiale di leadership; Randi Zuckerberg, già direttore marketing di Facebook e l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti.

Come siamo messi in Italia? Secondo l’indagine commissionata per l’occasione a Manager Italia, il nostro Paese segue due velocità con, da una parte, le aziende medio-grandi in grado di riconoscere il valore del welfare aziendale e dello smart working, dove la tecnologia, utilizzata per gestire tempo e attività in modo più veloce ed efficace, è utilizzata per salvaguardare la qualità della vita dei dipendenti.  Dall’altra parte invece c’è la galassia delle PMI che molto spesso non sono in grado di stare al passo sul fronte tecnologico e, di conseguenza, sul benessere dei propri dipendenti. Ma le aziende italiane non sono tecnofobiche: il 39,6% dei manager intervistati considera l’integrazione uomo-tecnologia la strada giusta per la crescita del business. Non solo oggi (per il 39,6%) ma anche in futuro (38,6%).

Puntare sul capitale umano sembra la strada vincente da perseguire e in questo la tecnologia aiuta: ad esempio offrendo la possibilità di lavorare da remoto o di svincolare i dipendenti da pratiche ripetitive che possono essere automatizzate.

Cosa ritorna all’azienda con dipendenti soddisfatti? Più creatività, secondo il 37% degli intervistati, empatia (35%), problem solving (12,48%) e intraprendenza (9,31%).