Guida Autonoma: mentre in Europa si discute, il MIT crea la macchina "morale"

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Il tema etico legato alla robotica ci è sempre stato a cuore, ne abbiamo già parlato in questo post. L’argomento è sempre più attuale per un settore, quello della mobilità del futuro, sul quale si sta giocando una partita davvero importante. Parliamo di guida autonoma: entro quest’anno la Commissione Europea ha l’obbligo di dotarsi di una legislazione precisa sulle soluzioni tecnologiche di connessione che permetteranno alle macchine driverless di essere non solo autonome, ma anche sicure. 

Due le parti coinvolte nel processo decisionale che, guarda caso, non sono in accordo: le case automobilistiche da una parte, gli operatori di telecomunicazione e gli operatori di tecnologia dall’altra. Sul tavolo la scelta tra il V2V, il sistema Vehicle to vehicle basato su un wifi a raggio corto, già disponibile e preferito dalla maggior parte dei costruttori, e il sistema cellulare a raggio lungo Vehicle to Everything che si basa invece sul futuro 5G, pronto per l’uso commerciale entro il 2025 e su cui puntano, ovviamente, le società tecnologiche. 

Ma il dibattito sulla guida autonoma riguarda anche, e soprattutto, il problema etico ad essa legato: chi salvare in caso di incidente, il pedone che spunta all’improvviso o i passeggeri presenti nel veicolo? Per portarsi avanti sul tema e fornire una guida per la programmazione delle intelligenze artificiali che "animeranno" le auto a guida autonoma del futuro, i ricercatori del MIT hanno realizzato la "Moral Machine" , una sorta di consultazione morale "universale’" alla quale hanno partecipato oltre 2,3 milioni di persone, da 130 differenti Paesi. Si tratta di una piattaforma dove vengono simulate ben 13 situazioni critiche e si chiede ai partecipanti quale dovrebbe essere l'obiettivo dell’intelligenza artificiale alla guida. Le risposte? Abbastanza prevedibili: salvaguardare più vite possibili, preferire gli  umani agli animali, i bambini agli adulti. Interessanti le differenze geografiche emerse sulla sensibilità al tema: se per il Nord America e l'Europa sono più "sacrificabili" gli anziani rispetto ai giovani, i Paesi Orientali non la vedono allo stesso modo. Giappone, Norvegia e Singapore hanno espresso una forte tendenza a proteggere i passanti, mentre Cina, Estonia e Taiwan hanno considerato come più "preziosa" le vita dei passeggeri a bordo dei veicoli.