Google e Bof racchiudono in un algoritmo il passato, il presente e futuro della moda

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Come unire le potenzialità dell’intelligenza artificiale all’estro e alla creatività del fashion? Ci hanno pensato Google e Business of fashion, il portale di riferimento per l’economia della moda: in occasione di VOICES, appuntamento annuale che riunisce le menti più brillanti e innovative del settore, le due aziende hanno annunciato una nuova interessante partnership. 

L’accordo segue il solco tracciato dal colosso mondiale della tecnologia nella tutela del patrimonio culturale dell’umanità, avviato già nel 2011 col progetto del Google Cultural Institute volto a raccogliere in un database online il materiale artistico di musei e fondazioni per renderlo disponibile e accessibile a tutti.

Grazie alla collaborazione con Business of Fashion, questa raccolta e analisi di dati si estende anche alle creazioni di stilisti e designer: collezioni e archivi degli atelier saranno digitalizzati e resi fruibili in un semplice clic per addetti a lavori e non solo. Il primo passo è l’applicazione degli algoritmi di apprendimento automatico ai 70.000 look da passerella raccolti da BoF negli ultimi quattro anni: in questo modo verrà data la possibilità a buyer e creativi di fare ricerca per colore, materiali o stili, aiutandoli a intercettare i trend e a interpretarli.

L’intelligenza artificiale è ormai da tempo parte integrante dello sviluppo del mondo della moda in particolare per quel che riguarda lo sviluppo dell’esperienza in store e dell’e-commerce on line, ma il contributo maggiore, secondo Amit Sood, fondatore del Google Cultural Institute, potrebbe essere quello dato alla creatività dando la possibilità agli artisti e addetti ai lavori di trovare nuove fonti di ispirazione e soprattutti nuovi e più veloci modi per accedervi.