Geopolitica del progresso: l’avanzata cinese è a colpi di Intelligenza Artificiale

Ogni anno l’Associazione per la promozione dell’intelligenza artificiale, no profit americana nata nel 1979, riunisce ricercatori provenienti da tutto il mondo per un’assemblea che ha l’obiettivo di rendere noti gli ultimissimi progressi nel settore. L’anno scorso l’annuncio che l’edizione 2017 si sarebbe tenuta a fine gennaio a New Orleans ha creato un malumore nella community scientifica cinese: le date sarebbero coincise con i festeggiamenti del loro capodanno. L’impasse si è risolto spostando data e luogo: impensabile per gli organizzatori tenere l’assemblea senza il supporto, fondamentale, dei ricercatori cinesi.

L’episodio sottolinea come quella dell’intelligenza artificiale sia una partita nella quale il Dragone confida di ribaltare la storica predominanza americana imponendo il proprio ruolo di leadership internazionale.

Lei Jun CEO di Xiaomi, la cosiddetta “Apple cinese” ha sottolineato in più di un intervento come gli investimenti massicci, sia pubblici che privati, siano stati e saranno strategici per il futuro del Paese: “Grazie ai progressi delle tecnologie cloud e big data e grazie allo sviluppo di un grande bacino di talenti e professionisti in ambito informatico e matematico, la Cina può chiudere il gap ad oggi esistente nei confronti degli Stati Uniti e mirare ad un sorpasso.”

Un entusiasmo che si riscontra sia dal punto di vista accademico – aumentano gli studi che mirano a migliorare le analogie tra intelligenza umana vs quella artificiale – sia dal punto di vista produttivo – con le più importanti aziende tecnologiche impegnate a implementare i propri progressi nel campo sponsorizzando borse di studio per gli studenti dei laboratori tecnologici più all’avanguardia in tutto il mondo.

Secondo il giapponese National Institute of Science and Technology Policy, il numero di studi accademici su intelligenza artificiale e machine learning vede la Cina posizionarsi al secondo posto proprio dopo gli Stati Uniti che, al momento, eccellono soprattutto per la qualità delle analisi proposte, non tanto per la quantità che vede i concorrenti asiatici primeggiare in modo assoluto.

Sono diversi i fattori dietro il balzo della Cina nel campo dell’intelligenza artificiale: uno su tutti il vantaggio culturale. I ricercatori asiatici si sono sempre distinti in settori come la matematica, la formazione scientifica e l’ingegneria, fondamentali per lo studio dell’intelligenza artificiale. A ciò si aggiunge il fatto che il Paese ad oggi rappresenti uno dei più grandi mercati internet al mondo con oltre 800 milioni di utenti: le aziende online si stanno sviluppando alla velocità della luce e, a implementare i guadagni, i vantaggi competitivi e l’esperienza degli utenti sarà proprio l’Intelligenza artificiale.