E-commerce e riconoscimento facciale: ma la privacy?

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Il riconoscimento facciale approda nell’e-commerce, cinese per il momento. Parliamo, ça va sans dire, di Alibaba che ha introdotto questa tecnologia attraverso la sua società di logistica, Cainiao Network, in oltre trecento distaccamenti e punta ad estenderla a tutta la Cina. Secondo la società questo servizio favorirà una migliore protezione della privacy degli individui, semplificando il processo di spedizione. Ad oggi ogni mittente è obbligato a identificarsi ogni volta fornendo i propri documenti d’identità, la scansione del viso, invece, impiegherà uno o due secondi e l’acquirente non sarà più obbligato a fornire i suoi dati personali. 

Per poter usufruire di questo servizio, gli utenti dovranno accedere alle app di Alibaba, come Taobao e Alipay, e caricare le informazioni necessarie all’invio dei pacchi, come quelle relative ai destinatari e alla loro destinazione.

Il tentativo, a onor del vero, era stato fatto anche da Amazon: il suo  sistema di riconoscimento facciale, Rekognition, era stato Introdotto per un breve periodo ad Orlando, in Florida, ma era stato poi sospeso a causa delle forti proteste di associazioni per la tutela dei diritti umani e digitali. 

La questione è quanto mai delicata e divisa a metà tra i colossi della tecnologia da una parte che richiedono una regolamentazione certa in materia per un utilizzo appropriato e sicuro della tecnologia e le associazioni che difendono i diritti digitali degli individui dall’altra che ne temono la totale violazione e un conseguente ampliamento del divario sociale e della discriminazione.