Dallo scarto del latte, una plastica biodegradabile per una filiera più virtuosa

Imballaggi e packaging per la conservazione degli alimenti ottenuti dalle acque reflue della filiera casearia: questa in sintesi l’idea alla base di BioCosì, il progetto sviluppato dall’Enea in collaborazione con la start-up pugliese EggPlant e finanziato con 1,4 milioni di euro dalla Regione Puglia.  

Il processo, si legge dal sito di Enea, è virtuoso da entrambe le parti: da quella di ENEA che nel Centro Ricerche di Brindisi ha reso possibile la separazione a membrana e il frazionamento del siero di latte col conseguente recupero differenziato di tutte le componenti - sieroproteine/peptidi, lattosio e sali minerali - e di acqua ultrapura; e da quella di EggPlant che renderà possibile, nei prossimi 18 mesi la produzione di bioplastica biodegradabile e bio derivata dal lattosio estratto dalle acque di scarto. 

Se si pensa che l’83% dei rifiuti in plastica recuperati dai mari italiani è dovuto a packaging di plastica usa e getta, con questo progetto la filiera agro-alimentare torna ad essere ecosostenibile contribuendo a ridurre gli elementi inquinanti dell’industria casearia e l’impatto nocivo della plastica sull’ambiente. 

Non parliamo solo di esigenze di tutela ambientale ma anche di valutazioni economiche - con questa bioplastica che ridurrebbe i costi elevati dello smaltimento dei reflui caseari, consentendo di tagliare di circa il 23% il costo unitario di produzione del biopolimero - e di innovazione di processo. L’intero progetto, infatti, renderebbe possibile una sorta di ecologia industriale volta a realizzare modelli di business e consumo virtuoso come, per esempio, l’open source e il pay per use.