Dalle alghe l’imballaggio biodegradabile che prova a salvare il mare dell’Indonesia

Non solo mare cristallino, e fondali incontaminati. L’Indonesia è nota alle cronache di tutto il mondo per essere uno dei paesi che produce più inquinamento plastico marino di qualsiasi altro paese al mondo, Cina esclusa. I sistemi di gestione dei rifiuti sono rudimentali e ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti finiscono nei corsi d'acqua e nell'oceano.

Lo scorso anno il Paese ha garantito un investimento di un miliardo di dollari per ridurre i rifiuti marini del 70% entro il 2025. Obiettivo ambizioso che richiede non solo una maggiore educazione ambientale della popolazione, ma anche un miglioramento sostanziale della gestione dei rifiuti che passi, anche, dall’abbandono delle materie plastiche a favore di alternative biodegradabili. 

Va in questa direzione l’idea della startup Evoware, nata per produrre imballaggi biodegradabili al 100% proprio dalle alghe marine: le confezioni durano 2 anni, si sciolgono in acqua e sono commestibili.

Attualmente, la maggior parte delle bioplastiche derivano da fonti legate all'industria alimentare, tra cui mais, canna da zucchero e manioca. Tuttavia, secondo Bakti Berlyanto Sedayu, ricercatore del Ministero degli Affari Marittimi e della Pesca dell'Indonesia, le alghe sono un'alternativa molto più sostenibile, poco costose da produrre perchè coltivate al largo, crescono rapidamente e non richiedono acqua dolce o sostanze chimiche per crescere con successo. 

Secondo Sedayu potrebbero bastare tra i cinque e i dieci anni per portare la produzione di bioplastiche su scala industriale, anche se ciò richiederebbe un'attenta gestione. La produzione di alghe, inoltre, se organizzata seguendo principi di sostenibilità potrebbe portare un impatto sociale positivo sull’ambiente, fornendo mezzi di sostentamento per gli agricoltori indonesiani, ad oggi ancora in condizioni di estrema povertà.