Dalla supply chain al Piccolo Principe passando per i big data

In un articolo uscito sul Financial Times il 28.3.2014 l’economista e giornalista britannico Tim Harford rifletteva criticamente sui big data, “termine vago rapidamente diventato un’ossessione per imprenditori, scienziati, governi e media”. L’articolo si chiudeva con un’affermazione interessante: “big data has arrived, but big insights have not”, i big data sono arrivati ma non la loro vera comprensione. La vera prova della contemporaneità – sottolineava Harford – è risolvere nuovi problemi e acquisire nuove risposte, senza commettere gli stessi errori statistici “su una scala che diventa più grande che mai”.

Da quell’articolo sono passati appena due anni eppure la sfida resta ancora la stessa: spostare il focus dalla raccolta e memorizzazione dei dati, alla loro corretta interpretazione e utilizzo strategico.

L’applicazione dei big data nella logistica e supply chain non è stata così immediata come in altri settori ma i tempi stanno cambiando. A rivoluzionare l’industria oggi sono le capacità, sempre più affinate e affinabili, di analizzare in tempo reale dati aggiuntivi e ulteriori, mai interpretati prima che, raccolti alla velocità della luce, possono fare davvero la differenza nella gestione di un problema e nell’efficienza di un processo per risolverlo.

In 255 ci piace lavorare a progetti ambiziosi: uno di questi fa della lettura avanzata di una mole infinita di dati e della loro interpretazione strategica il fulcro nevralgico di una soluzione  che garantirà ai nostri clienti un valore aggiunto inestimabile.  

Facendo un volo pindarico ci piace ricordare in questo contesto la celebre frase di Antoine de Saint Exupéry ne “Il piccolo principe”: “l’essenziale è invisibile agli occhi”. A volte la soluzione è proprio nell’essenziale e per renderla visibile è necessaria un’interpretazione che solo occhi esperti sono in grado di dare!

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