Dai rifiuti oceanici alla moda passando per la stampante 3d: il caso delle Futurecraft 4D

L’ecosistema tecnologico è ossessionato dalla moda. Da tempo i giganti della tecnologia come Amazon, Apple e Google lavorano duramente per disegnare nuovi percorsi all’interno dell’universo del fashion. Si pensi ad Apple con i suoi smartwatch, ad Amazon con l'e-commerce e i personal shopper digitali, a Google con la sua ricerca di tessuti innovativi basati sull'intelligenza artificiale.
 
L’interesse da parte del mondo della moda è del tutto ricambiato: tra le tante tecnologie mutuate dal mondo della manifattura che hanno dimostrato sviluppi creativi c’è, per esempio, la stampante 3D. Un esempio su tutti quello di Adidas che quest’anno ha tentato l’impresa di introdurre nel mass maket un prodotto stampato in 3D. Stiamo parlando delle nuove Futurecraft 4D le prime scarpe da ginnastica interamente realizzate con rifiuti oceanici riciclati e stampati in 3D che, secondo le stime della casa madre, saranno prodotte e vendute entro la fine di quest’anno in 100.000 paia. 

Per i (tanti) detrattori, scarpe e vestiti stampati in 3D suonano ancora come una trovata pubblicitaria, ma in questo caso esiste un valido motivo economico per un gigante della moda come Adidas per investire e supportare questa tecnologia. Si pensi, in un futuro non troppo lontano, al potenziale grado di customizzazione dato da un cliente che entra in un negozio, sale su un tapis roulant, misura le dimensioni del suo piede e ottiene un paio di sneaker personalizzate in meno di dieci minuti. Le calzature appena realizzate sarebbero in grado di fornire il massimo del comfort per il semplice fatto che calzano alla perfezione. Il tutto con un occhio di riguardo nei confronti dell’ambiente.