Cina e Big Data: il far west della privacy che farà arricchire l’economia

Entro il 2020 la Cina punta a triplicare la portata della sua industria di big data con l’obiettivo di facilitare ulteriormente il successo della sua economia. L’indicazione di percorso viene proprio dal governo, dal MIIT, il Ministry of Industry and Information Technology che ha reso pubblico il suo obiettivo di breve periodo: aumentare le vendite delle industrie di big data a 1 trilione di yuan (145 miliardi di $) entro il 2020. Tra gli obiettivi anche quello di creare 10 compagnie di settore che abbiamo leadership su scala mondiale e 10-15 zone nel paese dove fare sperimentazione e favorire ulteriormente lo sviluppo. Il progetto, insomma, è di quelli ambiziosi e puntare sui big data per rendere efficienti le industrie più tradizionali potrebbe portare, secondo il governo, ad una nuova grande svolta nell’economia nazionale.

Parlare di produzione di dati in un paese come la Cina significa confrontarsi con dei numeri da capogiro che non hanno paragone altrove: oltre 700 milioni di utenti su internet e 1,3 miliardi di utenti con cellulari. Provate a pensare alla quantità di informazione prodotta, aggiungete una quasi totale assenza di tutela della privacy e capirete il valore dell’infinita massa di informazioni raccolte sulle abitudini dei consumatori.

E’ proprio in questo scenario, dove la raccolta e l’uso dei dati personali è socialmente tollerata, va letto il progetto del MIIT di standardizzare ancor di più la raccolta dei Big Data in modo che sistemi di raccolta diversi possano facilmente integrarsi tra loro e creare ancora maggior profitto.