Anche i grandi vanno a scuola: e imparano l’Industria 4.0!

Nella sua opera del 1982 Vivere, Amare, Capirsi, l’autore statunitense Leo Buscaglia scrive: “Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo”. E noi? Siamo pronti a sottoporci a questo processo di trasformazione?

In una recente ricerca l’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano – il punto di riferimento in Italia per tutti quei manager che desiderano approcciarsi al mondo delle innovazioni – ha fotografato a che punto è il nostro Paese quando si parla  di formazione digitale, ovvero quel passaggio necessario ad acquisire competenze tecnologiche e ad applicarle all’interno dell’azienda. L’industria 4.0 impone oggi più che mai nuovi modelli di organizzazione del lavoro in team multidisciplinari, apprendimento project based, nuove competenze manageriali: non solo alfabetizzazione informatica, ma percorsi formativi completi!

Il primo dato significativo: il 62% delle aziende monitorate dall’Osservatorio sta sviluppando corsi di formazione e seminari specifici. Quelle realtà che pianificano l’avvio dei progetti entro il 2018 puntano ad ammodernare la gestione dei processi produttivi (33%), l’analisi dei dati di produzione (31%) e la progettazione di un sistema di manutenzione predittiva (31%).

E le modalità di insegnamento? Pare che in questo caso la tradizione vinca sull’innovazione: sì a webinar e corsi di e-learning, ma solo in parte. Il metodo prediletto resta ancora la vecchia aula con lavagna e pennarelli alla mano. Si fanno strada però anche la realtà virtuale e quella aumentata, riservate al momento alla formazione di lavoratori esposti al rischio di incidenti pericolosi.

Al di là della formazione pratica, è necessario precisare che gli operatori del futuro, dal progettista al tecnico-manutentore fino alle figure manageriali, dovranno possedere la capacità di riflettere e ragionare in termini di “modelli astratti” e parametrizzati. Questo implicherà analizzare in modo tempestivo variabili in continuo mutamento, evitando visioni parziali e segmentate per assumere una prospettiva di insieme dei processi.

Siamo di fronte al superamento della concezione del prodotto inteso come oggetto individuale, e al suo inserimento in un insieme di flussi informativi che cambiano senza sosta! Che cosa significa? Che il prodotto non sarà più un qualcosa che, una volta venduto, avrà una propria vita indipendente rispetto alla sua sfera di produzione. Al contrario, sarà concepito come un insieme di input organizzati per una serie di funzioni. Saremo in grado di raggiungere questi obiettivi e di cambiare radicalmente il nostro approccio al lavoro?