Come gli animali così gli uomini: i nostri abiti racconteranno le nostre emozioni

In natura gli animali utilizzano come primaria reazione all’ambiente che li circonda il proprio pelo: cani, gatti e topi, ad esempio, se ne servono come meccanismo difensivo o come forma di intimidazione. Come funziona con noi umani, invece? Spesso sono le nostre espressioni facciali e i movimenti corporei a tradire il nostro stato d’animo o le nostre emozioni. E se fossero i nostri abiti a parlare per noi? Se percepissero l'aggressività e fossero capaci di entrare  in modalità difensiva? Si basa su quest’idea il progetto Opale di Behnaz Farahi, designer, architetto, artista, filosofa e innovatrice nel settore del fashion-tech.

Un vero e proprio capo emotivo in grado di riconoscere e rispondere alle espressioni facciali delle persone intorno finanziato dal programma USC Bridge Art + Science Alliance Research Grant e che integra la robotica morbida e la tecnologia di tracciamento facciale, reagendo alle espressioni dei volti altrui. L'outfit è composto da una vera e propria foresta di 52000 fibre incorporate in una base di silicio, che come un pelo animale, si rizzano se chi le indossa si sente minacciato o che fa le fusa quando le si accarezza. È dotato di una fotocamera in grado di rilevare una gamma di espressioni facciali, come felicità, tristezza, sorpresa, rabbia e neutralità, e incorpora anche un sistema pneumatico interattivo in grado di rispondere di conseguenza. Un esempio? Rispondere alla "rabbia" con movimenti agitati. 

Parte di un'iniziativa di ricerca in corso sulla relazione tra espressioni emotive e interazioni sociali, Opale si basa sulla capacità dei computer di riconoscere le espressioni facciali integrando in modo cruciale questi dati alle nuove frontiere dell’abbigliamento interattivo: le opportunità  di integrazione con il mondo del design, della moda e della tecnologia sono infinite.