Il 2017 è l’anno della blockchain, vi spieghiamo perché

In principio era il baratto: conchiglie, zolle di sale, punte di frecce e sementi, assumevano un valore intrinseco per favorire i commerci. Col passare degli anni si trasformarono in oro e argento. Oggi il denaro non viaggia solo nelle nostre tasche ma nello spazio infinito del web, che ha trasformato radicalmente il nostro modo di immaginare e utilizzare la moneta corrente. Una rivoluzione su tutte? La blockchain. Ne avevamo già parlato qui, e torniamo a farlo perché, a quanto pare, il 2017 sarà l’anno del suo boom definitivo.
  

Nel mese di gennaio il Word Economic Forum ha condotto un’indagine, nella quale sono stati coinvolti circa 800 dirigenti da ogni parte del mondo, per comprendere la misura in cui la connettività digitale faccia parte delle nostre vite, a partire dal modo in cui interagiamo con gli strumenti finanziari fino al modo in cui avvengono i processi decisionali a livello politico.

Secondo la ricerca, il 58% degli intervistati prevede che il ruolo dei bitcoin nell’evoluzione del PIL mondiale crescerà significativamente da qui ai prossimi dieci anni. Tra gli effetti positivi di questa tecnologia gli autori del sondaggio citano innanzitutto la disintermediazione delle istituzioni finanziarie – che consentirà l’ingresso sul mercato di un gran numero di nuovi attori – dal momento che la quasi totalità degli scambi di denaro avverrà direttamente tramite blockchain. Come? Tramite i cosiddetti smart contracts, contratti “intelligenti” che per essere avviati non hanno bisogno dell’interazione umana: sono in grado di verificare autonomamente i dati delle parti coinvolte nella transazione e di autenticare in modo automatico le informazioni digitali, il tutto con una notevole riduzione dei costi e un occhio attento alla trasparenza, in quanto, a pensarci bene, la blockchain non è che un registro globale in grado di memorizzare qualsiasi tipo di transazione.

Qualche esempio: l’industria dei diamanti, tra quelle con il maggior rischio di incorrere in frodi, ha già adottato la tecnologia blockchain, così come l’industria immobiliare, che è riuscita a lasciarsi alle spalle un sistema di gestione dei passaggi di proprietà che utilizzava dal 1700. Riuscite a immaginare di comprare una casa senza passare dalla banca o utilizzare la carta di credito?