1, 2, 3, coding! L’importanza dell’educazione digitale per le prossime generazioni

L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat è un cortometraggio dei fratelli Lumière, tra i primi film a essere proiettati nella storia della cinema. Le cronache del tempo narrano di come, durante le prime proiezioni, la visione di questa pellicola scatenasse nel pubblico in sala reazioni di puro terrore dinanzi all’incedere spedito della locomotiva. Nasceva così il fenomeno dell’impressione di realtà nel cinema, una sorta di incantesimo che portava i nostri antenati  a credere nel potere magico della tecnologia.

Per un bambino di oggi, invece, chiedere a Siri: “Mostrami foto di animali con le corna” potrebbe sembrare magico ma, un fattore è sostanzialmente diverso, lui stesso è consapevole che di magia non si tratta. In questo caso, infatti, il programma di intelligenza artificiale con cui funziona Siri divide l’audio in blocchi, li invia nel cloud, dove vengono analizzati per determinare il loro significato e tradotti in un insieme di query di ricerca i cui risultati vengono ordinati e classificati: il tutto in poche decine di millisecondi.

I bambini delle prossime generazioni vivranno in una realtà in cui queste meraviglie tecnologiche saranno sempre esistite e, sicuramente, molti di loro contribuiranno a costruirne di nuove. I parametri e le priorità educative cambiano alla velocità della luce, seguendo il ritmo del progresso. Facilitare lo sviluppo di competenze specifiche spetta a noi già da ora prevedendo, per esempio, programmi scolastici alle elementari che promuovano esercizi di problem solving. Allo stesso modo diventa fondamentale sviluppare abilità di tipo informatico: in un mondo sempre più digitale, la computer science è importante tanto quanto le arti, le scienze, la scrittura e la matematica.  

 Gli Stati Uniti hanno mostrato già molto interesse per questo tipo di apprendimento: basti pensare che in seguito al piano da 4 miliardi introdotto nel 2016 da Obama per una scuola più digital-oriented, gli istituti che hanno incluso il coding e il pensiero computazionale nel loro programma scolastico sono passati dal 25% al 40% in un anno.